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21.07.2002
Cellule staminali per combattere il diabete
L'obiettivo è ripristinare i normali livelli di produzione di insulina.
Biologi del Massachusetts General hospital (MGH) hanno scoperto che un ormone
naturale può indurre cellule staminali, prelevate da esseri umani adulti, a
diventare cellule pancreatiche beta, le cellule produttrici di insulina la cui
carenza è alla base di una forma di diabete. I risultati della ricerca, che sarà
pubblicata sulla rivista "Endocrinology" in agosto, potrebbero risultare
fondamentali nella ricerca di nuove cure per la malattia.
"Questa scoperta - ha spiegato Joel Habener del Laboratorio di endocrinologia
moleculare dell'MGH - è molto importante, poiché in un malato di diabete le
cellule beta del pancreas hanno una capacità limitata di proliferare e muoiono
in continuazione."
Il diabete di tipo 1 è causato dalla distruzione delle cellule beta del pancreas
da parte di un errato attacco del sistema immunitario. Come risultato, i
pazienti non producono l'insulina necessaria al metabolismo del glucosio e
devono far ricorso a continue iniezioni. Nel diabete di tipo 2, il più comune,
le cellule si limitano a non produrre sufficiente insulina, e come risultato si
ha un aumento del livello di glucosio nel sangue. Questa iperglicemia può avere
ulteriori effetti deleteri sulle cellule beta.
La ricerca studia da tempo metodi per ottenere nuove cellule beta funzionanti.
Una delle strategie allo studio per la cura dei diabeti di tipo 1 è quella del
trapianto di cellule beta. I rischi di rigetto sono però altissimi e, comunque,
le cellule sono disponibili in quantità limitata.
Ora però gli esperimenti hanno mostrato che un ormone intestinale, chiamato
Peptide-1 simil-Glucagone (GLP-1), può far sì che le cellule beta si riproducano
e producano insulina. Gli studi di Habener provano anche che questo ormone è in
grado di far differenziare le cellule staminali in vere cellule beta.
"Se potessimo trapiantare cellule beta ottenute dalle cellule staminali del
paziente stesso, ridurremmo pressoché a zero il rischio di un rigetto" conclude
Habener. "E con l'aggiunta del GLP-1 saremmo in grado di stimolare quelle
cellule fino a renderle completamente funzionali."
da: www.lescienze.it
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