diabete, , ,

 

 

Home
Chi siamo
Il diabete
Il diabete mellito a fumetti
Il diabete alimentare
In Primo Piano
Patologie associate
Le complicanze
L'alimentazione
Associazioni e centri
Medici in linea
Terapia e cura del diabete
Trapianti
Le leggi in Italia
News
Rubriche
Test
Iniziative umanitarie
Il Nuovo Dizionario
Cerca nel sito
Segnala questo sito
Arte e storia
Links
 

news

Giovedì 16 Ottobre 2003, 12:23


Presentato il primo rapporto sul diabete in Italia


Di Italiasalute.it

Presentato oggi alla Camera dei Deputati il Rapporto Sociale 2003, curato
dall’Associazione Medici Diabetologi (AMD)

DIABETE:
ECCO LA PRIMA FOTOGRAFIA ITALIANA
L’opera è il frutto di un lavoro lungo due anni. Pazienti e medici messi a
confronto da una ricerca sociologica. Il censimento delle strutture
diabetologiche. Gli obiettivi da raggiungere per un’assistenza sempre
migliore.

Una pubblicazione capace di “fotografare” il pianeta diabete dalla duplice
angolazione del paziente e del medico, al tempo stesso in grado di fornire
informazioni aggiornate sulle capacità assistenziali del nostro Servizio
Sanitario Nazionale e di proporre spunti di riflessione ad Istituzioni e
cittadini.

Un obiettivo ambizioso, senza dubbio, ma quasi “obbligatorio” per una
Società scientifica come AMD che da molti anni lavora sul territorio per
diffondere la conoscenza del diabete e delle sue complicanze.

Da questa filosofia nasce il “Rapporto Sociale sul Diabete 2003”, così
articolato:

- Una ricerca sociologica che ha messo a confronto medici e pazienti sui
principali temi della malattia (convivenza con il diabete, adesione alle
terapie, patologie correlate, paure e stili di vita), integrata da un
excursus sulle complicanze che raccoglie le evidenze dei più recenti studi
epidemiologici italiani ed internazionali;
- Il censimento delle strutture diabetologiche italiane e la redazione di
una proposta di ottimizzazione dell’offerta di cura: il “Team Diabetologico
Allargato”.

“ Il diabete, come tutti sanno, è una patologia in vertiginoso aumento, in
Italia come nel resto del mondo – dice il dott. Giacomo Vespasiani,
presidente dell’Associazione Medici Diabetologi - . Nel nostro Paese ogni
anno si registrano circa 100 mila nuovi casi. Prendendo le mosse da questo
scenario l’Associazione Medici Diabetologi ha dato vita ad Aware, un
progetto che ha avuto come obiettivo l’individuazione delle concrete
necessità assistenziali del paziente diabetico. Abbiamo voluto indagare
queste istanze con una ricerca sociologica che ha messo in luce il vissuto
psicologico e clinico del paziente diabetico e la percezione e la
valutazione della patologia da parte della classe medica. Accanto a queste
informazioni l’Associazione Medici Diabetologi ha ritenuto opportuno censire
le strutture che offrono assistenza sul territorio. Questo patrimonio
culturale ha trovato poi forma organica nel Rapporto Sociale 2003”

“Il Rapporto Sociale - aggiunge il prof. Marco Comaschi, direttore del
Centro Studi AMD ed ideatore del Progetto Aware - ha fatto emergere
convergenze e registrare distanze, ha evidenziato aree di eccellenza e
margini di miglioramento sui quali lavorare e l’Associazione Medici
Diabetologi ha formulato una proposta da implementare sul territorio. La
strada da fare è ancora lunga, ma non mancano le premesse per immaginarne
una conclusione positiva”.

Medici e pazienti, due “attori” non sempre in sintonia. La ricerca
sociologica.

L’arrivo della diagnosi è l’inizio di una rivoluzione nella vita del
paziente. Una rivoluzione che finirà per travolgere l’organizzazione della
vita di tutti i giorni, in famiglia come nel lavoro e nelle relazioni
sociali.
Per questo motivo, prendere atto di avere il diabete è sempre difficile;
sono gli stessi medici (48,4% del campione intervistato) ad evidenziare
questa difficoltà.
Ma quando si parla di rischi e di abitudini legati alla malattia, le
opinioni a volte divergono.
Ad esempio, il 52,9% dei pazienti teme soprattutto per la vista, mentre i
medici pongono l’accento su altri aspetti patologici e comportamentali, come
le complicanze cardiovascolari e la difficoltà ad aderire alle terapie
prescritte. Naturalmente, viene riservata grande attenzione terapeutica
anche alla retinopatia, che nei paesi industrializzati è la principale causa
di cecità legale in età lavorativa.
Tuttavia, è nell’ambito dei comportamenti che si registrano le maggiori
differenza tra medici e pazienti.
I medici, pur consapevoli in larghissima maggioranza (76%) delle difficili
rinunce fatte dai propri assistiti soprattutto nell’ambito alimentare,
sottolineano “con la matita blu” l’irregolarità con cui i pazienti, in
particolare giovani, effettuano l’autocontrollo. Pigrizia o reale difficoltà
ad usare gli strumenti a disposizione?

Quattro pazienti su dieci giudicano eccessive le richieste di monitoraggio
continuo che vengono dai medici, ai quali, di contro, non resta che
evidenziare come solamente un controllo di gestione dei principali parametri
della malattia diabetica consenta di evitare le complicanze ad essa legate.


Le emergenze legate al diabete. Le evidenze degli studi.

La storia naturale del diabete non adeguatamente trattato comporta il
frequente insorgere di gravi complicanze. Sono abbastanza note le
conseguenze del diabete sul cuore e sulla vista, mentre sono ancora poco
conosciute al grande pubblico le correlazioni fra diabete e complicanze
renali, quelle a carico degli arti inferiori, che invece emergono in tutta
la loro rilevanza clinica dai più recenti studi epidemiologici.

Il diabete è attualmente la prima causa di insufficienza renale con
necessità di dialisi o di trapianto in Europa, negli Stati Uniti e in
Giappone. Il numero di diabetici che entrano in dialisi è in continuo
aumento anche in Italia; si calcola che il 10% di coloro che si sottopongono
a dialisi sia affetto da diabete.
Nella fascia di età tra i 46 ed i 75 anni, il diabete è responsabile di
oltre un terzo dei casi di dialisi.

Per quanto riguarda le complicanze agli arti inferiori, si calcola che il
50% di soggetti che ricevono un’amputazione sia affetto da diabete e che il
15% dei diabetici sviluppi nel corso della vita un’ulcera agli arti
inferiori.

Infine, le complicanze cardiovascolari, conosciute e temute in uguale misura
da medici e pazienti. Gli eventi cardiovascolari, come infarto ed ictus,
sono da due a quattro volte più frequenti nelle persone con diabete. E’ alto
anche il dato di prevalenza: il 20% dei diabetici, dopo i 50 anni, presenta
una complicanza cardiovascolare. Percentuale che sale al 40% dopo i 70 anni.

La proposta AMD. Il “Team Diabetologico Allargato”.

Dal censimento condotto da AMD tra le strutture accreditate nel corso del
2002-2003, emerge la necessità di disporre di figure professionali
“dedicate”, di tecnologia, di attività diversificate per ogni tipologia di
paziente.
Per raggiungere questo scopo è necessario che nasca un Team Diabetologico
Allargato, un autentico Dipartimento Diabetologico Transmurale diffuso su
tutto il territorio nazionale, all’interno del quale operino fianco a
fianco – in una modalità di intervento articolata nel tempo a seconda delle
esigenze del paziente - specialisti, medici di Medicina Generale e personale
infermieristico in grado di condividere le medesime informazioni. “Con l’
applicazione di questo modello – dicono Comaschi e Vespasiani - ogni
paziente potrà essere seguito con uno schema personalizzato,
indipendentemente dalla complessità della struttura diabetologica alla quale
afferisce o alla quale si rivolge spostandosi sul territorio. Il paziente
sarà così seguito da una comunità scientifica cross- disease, capace di
farsi carico di tutto il percorso di cura e di fornire in ogni momento un’
assistenza mirata”.
DIABETE E MALATTIE CRONICHE: IL FUTURO È NELLE UNITÀ TERRITORIALI

“Il futuro per la cura delle malattie croniche è sempre più sul territorio e
sempre meno negli ospedali. Non è una frase tratta dal libri dei sogni:
esiste già un accordo Stato – Regioni, al quale sono destinati i fondi del 4
per cento del Piano Sanitario Nazionale, per dar vita ad unità territoriali
polispecialistiche in grado di seguire il paziente con patologie croniche.
In pratica, non appena questo accordo diverrà esecutivo, gruppi di medici
convenzionati diventeranno i referenti territoriali del paziente, in totale
autonomia di budget. Queste unità saranno poi valutate sulla base dei
risultati. L’ospedale, invece, continuerà ad offrire cure ad alta
specializzazione”. Questa la sintesi dell’intervento del Ministro della
Salute Girolamo Sirchia, in occasione della presentazione del primo Rapporto
Sociale sul Diabete curato dall’Associazione Medici Diabetologi. “ Tutte le
patologie croniche – ha continuato il ministro Sirchia – dovranno essere
sottratte alla gestione ospedaliera a vantaggio di una più capillare
assistenza sul territorio. I medici che opereranno in questo contesto
dovranno seguire linee guida condivise, basate sull’evidenza clinica. Per
quanto riguarda il diabete l’intervento dovrà articolarsi su due livelli.
Innanzitutto, la prevenzione primaria con la correzione degli stili di vita
(fumo, alcol, alimentazione scorretta). Nel caso di malattia diagnosticata,
invece, bisogna attuare quelle misure terapeutiche che evitino danni ad
altri organi, come la retina o i reni”.
“ Se dai medici che combattono il diabete deve partire il messaggio di
salute – ha concluso il ministro – è necessario che questo sia elaborato ed
amplificato dalle associazioni dei pazienti, uno strumento poderoso e
irrinunciabile per contenere questa malattia cronica in aumento in tutto il
mondo”.

Le strutture diabetologiche italiane

Nel corso del 2002-2003 l’AMD ha realizzato il primo censimento delle
strutture diabetologiche italiane. Il Gruppo Modelli Assistenziali dell’
Associazione ha studiato l’insieme delle procedure politiche, sociali ed
economiche con le quali i 628 centri diabetologici italiani erogano
assistenza al territorio.


Tab.1 – Presenza delle strutture diabetologiche sul territorio in rapporto
ai bacini di utenza.

Area Geografica
Strutture che si rivolgono ad un bacino di utenza fino a 100.000 abitanti
Strutture che si rivolgono ad un bacino di utenza compreso tra i 100.000 a
250.000 abitanti
Strutture che si rivolgono ad un bacino di utenza superiore a 250.000
abitanti

Nord
22%
10%
6%

Centro
10%
6%
16%

Sud e Isole
6%
4%
6%




Il “profilo” dei Centri Diabetologici Italiani
Ecco una schematizzazione della tipologia dell’assistenza diabetologica in
Italia.

Strutture complesse di diabetologia

CARATTERISTICHE
Distribuzione omogenea sul territorio
Bacino di utenza di oltre 250.000 abitanti
Autonomia di budget
Presenza di “personale dedicato”
Trattamento delle complicanze Laboratorio di analisi autonomo

PRESTAZIONI

Ambulatorio: 6 gg./settimana
Ricovero:75% delle strutture
Day hospital: 36%
Ricovero e day ospital: 34%
Screening delle complicanze


Strutture semplici di diabetologia

CATATTERISTICHE
Distribuzione disomogenea sul territorio
(prevalentemente al centro)
Bacino di utenza uguale o inferiore ai 100.000 abitanti
Dipartimento autonomo o aggregato
a Strutture Complesse non Diabetologiche
Autonomia di budget nell’ambito dell’ Area di appartenenza Personale medico
“dedicato” in 2/3 delle strutture
Assenza di laboratorio di analisi autonomo

PRESTAZIONI

Ambulatorio: 4-6 gg/settimana
Ricovero: 50% delle strutture
Day hospital: 24%
Screening delle complicanze



Strutture Ambulatoriali
IN AMBITO OSPEDALIERO

Distribuzione omogenea sul territorio
Bacino di utenza uguale o inferiore ai 100.000 abitanti
Non hanno autonomia di budget
Apertura al pubblico 1-5 gg./sett. per 2-20 ore/sett.
Presenza di personale medico “dedicato”
Collaborazione di personale infermieristico “non dedicato”
Assenza di laboratorio autonomo
IN AMBITO TERRITORIALE

Distribuzione disomogenea sul territorio
(prevalentemente al Sud)
Bacino di utenza uguale o inferiore ai 100.000 abitanti
Nessuna autonomia di budget
Apertura al pubblico 1-5 gg./sett. per 2-20 ore/sett.
Presenza di personale medico “dedicato”
Collaborazione di personale infermieristico “non dedicato”
Assenza di laboratorio autonomo

PRESTAZIONI

(erogate sia in ambito ospedaliero che territoriale):

Determinazione dei parametri del controllo metabolico
Screening delle complicanze non offerto da tutte le strutture

La maggior parte delle strutture opera all’interno di un’Azienda Sanitaria
Locale (55%): una su quattro, invece, fa parte di un’Azienda Ospedaliera,
mentre il 6% fa capo ad una Università.
Infine, il 9% delle strutture fa riferimento ad altri Enti.
Per quanto invece riguarda l’apertura al pubblico, prevale la disponibilità
distribuita equamente nell’arco della settimana: la maggior parte delle
strutture, infatti, offre assistenza 5-6 giorni alla settimana, per oltre 30
ore complessive.

Tab. 2 – Le strutture diabetologiche italiane in relazione ai giorni e agli
orari di apertura.

Giorni di apertura settimanale
Strutture

1-2 gg.
14%

3-4 gg.
19%

5-6 gg
67%

Giorni di apertura settimanale
Strutture

Oltre 30 ore
50%

21-30 ore
17%

11-20 ore
19%

1-10 ore
14%



I risultati di questo censimento delineano una realtà italiana composita.
In sintesi, gli indicatori di processo fanno emergere migliori standard di
assistenza nelle strutture con presenza di personale medico e paramedico a
tempo pieno e con maggiore disponibilità di tecnologia. Tuttavia è
necessario uniformare gli standard, sia in termini di offerta di cura che in
termini di prevenzione.
Un primo passo in questo senso può essere rappresentato da una più stretta
collaborazione con i medici di Medicina Generale. Ad oggi solo il 29% delle
strutture dichiara di avvalersi di una collaborazione continuativa con il
medico di famiglia.
Un secondo livello di intervento è rappresentato dall’informatizzazione dei
centri diabetologici; solo il 46% delle strutture utilizza Internet come
canale di trasmissione e di ricerca di informazioni.
Un esempio concreto di come questo medium possa essere utile è rappresentato
dalla possibilità di disporre dei dati e della storia clinica del paziente e
di condividere queste informazioni con i colleghi specialisti o medici di
Medicina Generale, evitando così duplicazioni di esami e terapie.

Per ulteriori notizie consulta Italiasalute.it



| news index



 

Istituto per lo studio e la cura del diabete - Centro di diabetologia accreditato SSN
Regione Campania - Centro di Ricerca sul Piede Diabetico e sull'Educazione Alimentare
decreto n.315 del 19-12-2004
Via XXV aprile, complesso Ex Abetaia - Casagiove - 81022
 
ultimo aggiornamento domenica 27 giugno 2010 12.48.49
email: info@diabetologia.it      webmaster: Pietro Tatavitto, DAMA s.a.s.