|
|
|
Scoperta la “seconda insulina”
Una svolta decisiva per la cura del diabete di tipo II. Potrebbe essere quella impressa dalle ricerche di studiosi dell’università di Osaka. I ricercatori hanno infatti scoperto quella che potrebbe essere chiamata la “seconda insulina”. La molecola, battezzata visfatina, è prodotta dal fegato (in particolare dalle cellule grasse che vi si accumulano) ed è in grado di legarsi allo stesso recettore cellulare su cui agisce l’insulina, producendo, sembra, sostanzialmente gli stessi effetti, cioè favorendo il passaggio del glucosio dal sangue all’interno delle cellule, dove viene utilizzato come fonte di energia. In diversi esperimenti gli studiosi di Osaka hanno infatti osservato che gli animali privi del gene che produce il nuovo ormone muoiono rapidamente, e che quelli che ne possiedono invece una versione poco funzionante (e quindi producono meno visfatina del normale), hanno un tasso di glucosio nel sangue molto alto. L’aspetto più interessante della scoperta è che la visfatina si lega alla stesso ricettore dell’insulina, ma a una porzione diversa del medesimo. E ciò potrebbe aprire notevoli prospettive per la cura del diabete tipo II. Infatti, mentre il diabete I (giovanile) è dovuto a una mancanza di insulina, quello tipo II, è causato, almeno in buona parte, da una ridotta capacità dell’insulina a legarsi ai ricettori cui è destinata. E in questo caso si potrebbe pensare di “rimediare” somministrando visfatina, oppure realizzando farmaci capaci di legarsi alla sua porzione recettoriale.
Luigi Piramonti
Corriere Salute 13 febbraio 2005
|
|
Istituto per lo studio e
la cura del diabete -
Centro di diabetologia accreditato SSN
Regione Campania - Centro di
Ricerca sul Piede Diabetico e sull'Educazione Alimentare
decreto n.315 del 19-12-2004
Via XXV aprile,
complesso Ex Abetaia - Casagiove - 81022
ultimo
aggiornamento
domenica 27 giugno 2010 12.48.49
email:
info@diabetologia.it
webmaster:
Pietro Tatavitto,
DAMA s.a.s.
|