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AdiQ
Alpinisti Diabetici In Quota
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ANIAD
Associazione Nazionale Italiana Atleti Diabetici
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ISLET 2005
Spedizione Internazionale di Alpinisti con Diabete tipo 1
sulle Montagne del Pamir
Programma in
Sintesi
L’attività fisica è di
fondamentale importanza nella vita delle persone con diabete mellito di tipo 1.
Essa infatti contribuisce a quel processo di consapevolezza della propria
condizione che è tappa cruciale nel processo di educazione terapeutica. Il
benessere fisico proprio dello stato di fitness, la soddisfazione che proviene
dal raggiungimento di un obiettivo agonistico o anche solo dal cambiamento di
stile di vita, migliora la qualità di vita. La capacità di sperimentare
soluzioni terapeutiche adatte alle più diverse circostanze e una maggiore
elasticità nell’alimentazione aumentano il senso di libertà e l’empowerment. È
stato dimostrato che una migliore qualità di vita si associa a migliori
risultati terapeutici e che l’acquisizione di comportamenti salutari ha riflessi
positivi sul compenso metabolico, unitamente alla riduzione del fabbisogno
insulinico e del rischio cardiovascolare.
In questi ultimi anni numerosi
uomini e donne con diabete di tipo 1 hanno svolto attività in montagna di
notevole livello agonistico e di grande significato simbolico per la comunità
diabetologica.
Lo spagnolo Ernest Bladé
è stato il primo uomo con diabete di tipo 1 a salire in vetta a un 8000
himalayano raggiungendo nel 1999 la cima del Gasherbrum II (8035m) by fair
means (cioè senza portatori d’alta quota e senza ossigeno); nel 1996 aveva
effettuato un tentativo senza l'uso di ossigeno lungo la cresta nord est
dell'Everest, raggiungendo la quota di 8500 m. L’americano Will Cross è salito
sulla vetta del Monte Mc Kinley e, con il padre, anch’egli affetto da diabete di
tipo 1, ha compiuto la traversata del Polo Sud nel 2003.
In Italia, Vittorio Casiraghi,
accademico del CAI, ha continuato a praticare l’alpinismo su elevate difficoltà,
facendosi portabandiera di questo sport. Nel 2000, ha partecipato alla
spedizione IDEA raggiungendo, con Marco Peruffo e altri quattro giovani
americani e spagnoli con diabete, la vetta del M. Aconcagua (6959 m) in
Argentina. Nel 2002, Marco e Vittorio hanno effettuato la traversata del Monte
Kenya (5122 m) in 27 ore di arrampicata difficile e, con altri quattro italiani
con diabete di tipo 1, sono saliti sul M. Kilimangiaro (5896 m). Nell’ottobre
2002 Marco Peruffo è stato il secondo uomo con diabete di tipo 1 a raggiungere
la vetta di un 8000, il M. Cho Oyu (8201 m) by fair means.
Queste imprese non si pongono
come un invito o una sfida ai giovani con diabete, ma come un messaggio di
speranza per tutti, pazienti e familiari, che vivono ogni giorno la difficoltà
di una condizione considerata ancora spesso fortemente limitativa. Il
significato simbolico delle imprese è appunto di mostrare ancora una
volta che il diabete tipo 1 non comporta limitazioni di alcun genere.
Gli sportivi di punta sono
testimoni dell’importanza del buon controllo per vivere meglio, e provano con il
loro esempio che il buon controllo è realizzabile sempre, anche in circostanze
ambientali avverse. Questo messaggio, amplificato dalla risonanza dell’impresa
sportiva, ha più chance di essere ascoltato dai giovani, e anche dalle
persone con diabete tipo 2.
Se si considera poi che gli
exploits dei campioni possono attrarre verso lo stesso sport, l’alpinismo di
punta ha il valore aggiunto di promuovere attività come l’escursionismo e il
trekking, particolarmente salutari poiché di tipo aerobico e di durata
abitualmente prolungata, spesso oltre le sei ore.
Per proseguire in questa
iniziativa di grande valore educativo, e continuare a mandare un messaggio di “speranza
oltre le difficoltà”, è stata ideata ISLET 2005, una spedizione
internazionale aperta alla partecipazione di alpinisti con diabete tipo 1
provenienti da tutto il mondo. L’obiettivo è arrivare tutti in vetta al Pik
Lenin (7134 m) nel Pamir. Inoltre alcuni tenteranno la concatenazione di altre
due vette superiori ai 7000 m.
L’acronimo della
spedizione, ISLET 2005, sta per International Snow Leopard Expedition Type 1
(con il termine Snow Leopard si intendono le 5 principali vette di 7000 metri
dell'Alai-Pamir).
Oltre a 12 alpinisti con diabete
provenienti da 5 paesi, la spedizione prevede la partecipazione di quattro
alpinisti non diabetici e di cinque medici (quattro diabetologi italiani e
un’anestesista, tutti con esperienza di alpinismo d’alta quota).
Come è già avvenuto in Kenya per
il Kilimangiaro, è prevista l’elargizione di farmaci, presidi diagnostici e
fondi all’associazione diabetici del Kyrgikystan.
La spedizione è organizzata da
ADIQ (Alpinisti Diabetici in Quota) e ANIAD (Associazione Nazionale Italiana
Atleti Diabetici).
Patrocinano fino ad ora la
spedizione: DESG (Diabetes Education Study Group) della Società Europea di
Diabetologia (EASD); UIAA (Union Internationale des Associations d'Alpinisme);
AMD (Associazione medici diabetologi); SID (Società Italiana di Diabetologia).
Contatti:
Marco Peruffo
dopsy@libero.it,
Vittorio Casiraghi
vitoline@tiscalinet.it,
dr Gerardo Corigliano
gerardocorigliano@libero.it,
dr Pierpaolo De Feo
defeo@dimisem.med.unipg.it
dr Aldo Maldonato
a.maldonato@iol.it,
dr Mario Zolli
6zollame@virgilio.it.
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