L'Europa in campo contro il diabete
Da Monaco gli esperti avvertono: in ginocchio il sistema sanitario per i costi
sociali della patologia. Cresce il numero dei malati soprattutto nei Paesi più
arretrati. La scienza punta su prevenzione e terapie innovative.
Una pandemia dai costi insostenibili da parte di qualsiasi sistema sanitario
nazionale. E' questo l'identikit del diabete descritto dagli esperti riuniti a
Monaco al 40° Congresso dell'EASD (European association for the study of
diabetes).
Un'occasione importante per fare il punto su quelle che sono le ultime novità
sul fronte della prevenzione, della terapia e sulla opportunità - al momento
ancora di frontiera - che potrà offrire il trapianto di cellule staminali. Ma
anche per prendere atto che il diabete è una delle malattie più diffuse e in
rapida progressione. Secondo l'Oms, l'Organizzazione mondiale della sanità, se
oggi si contano 194 milioni di malati al mondo, questa cifra salirà nel 2025 a
333 milioni. La situazione europea segue l'impennata mondiale: al momento sono
32 milioni, saranno il doppio tra vent'anni. Il numero di casi in Italia è
stimato in circa 3 milioni ma, secondo le ultime proiezioni, diventeranno 5
milioni entro il 2025.
Il procedere della malattia - che si caratterizza per un patologico aumento
della concentrazione di glucosio nel sangue - è però addirittura doppio nei
Paesi in via di sviluppo: se infatti nel 2010 si pensa che saranno 80 milioni
i diabetici nei Paesi ricchi, in quelli del Terzo mondo saranno 160 milioni.
"La spiegazione - ha detto Michele Muggeo, professore di Endocrinologia e
metabolismo all'Università di Verona ed ex presidente della Società italiana
di diabetologia - è nelle mutate condizioni socio-economiche di questi Paesi,
che stanno passando da una profonda indigenza a uno stile di vita occidentale,
fatto di alimentazione scorretta, che favorisce l'obesità, scarsa attività
fisica e stress". Tutti fattori che predispongono al diabete. Non a caso ad
aumentare è soprattutto il diabete di tipo 2, il più diffuso, in cui il
pancreas produce insulina ma l'organismo non riesce a usarla in modo
efficiente per trasformare gli zuccheri in energia. "Questo tipo di diabete -
spiega Muggeo - compare generalmente in età matura, ma oggi si ammalano anche
gli adolescenti". Un quadro allarmante anche dal punto di vista economico, se
si considerano i costi della malattia che lo studio internazionale Code-2 ha
fissato per l'Italia a oltre 5.165 milioni di euro nel 1998, pari al 7%
dell'intera spesa sanitaria nazionale, e che aumenta progressivamente in
funzione del tipo e del numero di complicanze (cecità, cancrena, infarto,
insufficienza renale). Da qui la necessità di fare quadrato contro il diabete.
A partire dalla stesura di nuove linee guida che verranno presentate
ufficialmente la settimana prossima a Vienna in occasione del congresso di
geriatria e che puntano sui diabetici anziani. Finora infatti nessuna
associazione internazionale ha previsto studi specifici in tal senso, dalla
prescrizione di farmaci all'approccio gestionale. Ora l'Europa, per la prima
volta e per volontà di un gruppo multidisciplinare di medici (diabetologi,
geriatri, medici di famiglia e cardiologi) ha impresso una svolta, tenuto
conto che la prevalenza di diabetici sopra i 65 anni è pari al 15-25 per
cento.
Ma gli sforzi scientifici convergono anche sul fronte della ricerca di nuove
molecole e terapie, nonché sulle potenzialità delle staminali, a cui il
congresso ha dedicato un'intera sessione. Con la Gran Bretagna in testa, la
strada europea è ormai aperta al trasferimento delle cellule rigeneratrici (da
quelle midollari a quelle epatiche o duttali pancreatiche) nei pazienti
affetti da diabete di tipo 1. Si tratta di una prospettiva affascinante che
potrebbe cambiare radicalmente la qualità di vita di molti diabetici. Ma se su
questo fronte le sperimentazioni, seppur incoraggianti, sono ancora a livello
animale, è la terapia con insulina a segnare nuovi traguardi. Se da una parte
siamo infatti a un passo dall'approvazione da parte della Fda e dall'Emea
delle formulazioni nasali ad azione rapida di questo ormone, dall'altra è già
arrivata in commercio l'insulina glargine, che ha la capacità di mimare la
produzione di quella fisiologica (basale) nelle 24 ore con una sola
somministrazione al giorno. Questa nuova formulazione, come dimostra lo studio
europeo Laptop presentato a Monaco, centra gli obiettivi della terapia
suggerita dall'Ada (American diabetes association), secondo la quale per
gestire bene il diabete occorre ridurre le complicanze, mantenendo un buon
profilo metabolico, e tenere il valore dell'emoglobina glicosilata (indicatore
del livello glicemico nel sangue) sotto il 7 per cento. "Lo studio che ha
coinvolto 364 pazienti reclutati in 67 centri europei, cinque dei quali
italiani, per 24 settimane - spiega Giuseppe Seghieri, responsabile dell'Unità
operativa di medicina dell'ospedale di Pistoia - ha messo in evidenza che nei
pazienti di tipo 2 trattati con insulina glargine e ipoglicemizzanti orali si
è ottenuto un miglior compendio metabolico, una riduzione dei valori
dell'emoglobina glicosilata e una riduzione degli episodi di ipoglicemia".
FRANCESCA CERATI
Tratto da: "Il Sole 24 ore" del 09.09.04