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Diabete, problemi e speranze
 
Ansa
8/9/2004

 

Nel 2025 si stimano 5 milioni di casi in Italia. Causa prima: l'obesità. Nei paesi in via di sviluppo l'aumento sarà doppio. Una speranza arriva dal mondo degli animali > Scheda


 
È la quarta causa di morte nei Paesi sviluppati e provoca 4 milioni di decessi ogni anno. È il diabete, una delle malattie non trasmissibili più diffuse e in rapida progressione, il cui numero di casi in Italia è stimato in circa 3 milioni ma che, secondo le ultime proiezioni, aumenterà a 5 milioni entro il 2025. Sono dati resi noti oggi a Monaco nel corso del 40° Congresso dell'Associazione europea per gli studi sul diabete.

Secondo l'OMS, se oggi si contano 194 milioni di malati al mondo, questa cifra salirà nel 2025 a 333 milioni. Ma il procedere della malattia - che si caratterizza per un patologico aumento della concentrazione di glucosio nel sangue - è doppio nei Paesi in via di sviluppo rispetto a quelli sviluppati: se infatti nel 2010 si pensa che saranno 80 milioni i diabetici nei Paesi ricchi, in quelli del terzo mondo si stima saranno, alla stessa data, 160 milioni. «La spiegazione - ha detto Michele Muggeo, professore di Endocrinologia e Metabolismo all'Università di Verona ed ex presidente della Società Italiana di Diabetologia - è nelle mutate condizioni socio-economiche di questi Paesi che stanno passando da una profonda indigenza a uno stile di vita occidentale, fatto di alimentazione scorretta, che favorisce l'obesità, con l'assunzione di un numero eccessivo di calorie, scarsa attività fisica e stress».

Ad aumentare è soprattutto il diabete di tipo 2, quello più diffuso, in cui il pancreas produce insulina ma l'organismo non riesce a usarla in modo efficiente per trasformare gli zuccheri in energia. «Questo tipo di diabete - spiega Muggeo - compare generalmente in età matura, ma oggi si ammalano anche gli adolescenti. Qualche caso è stato perfino riscontrato fra i bambini delle elementari. Ed è l'obesità infantile la porta d'ingresso del diabete che si è aperta proprio in questi anni».

DALLA SALIVA DELLA LUCERTOLA FARMACO ANTIDIABETE
Gila Monster, una grossa lucertola maculata dall'aspetto orribile che vive nel Texas e nel New Mexico, aiuterà probabilmente il popolo dei diabetici a tenere sotto controllo la malattia. Ne hanno parlato alcuni esperti oggi a Monaco, nell'ambito del 40° Congresso dell'EASD, l'associazione Europea per lo studio del diabete.
Questo lucertolone ha attirato l'attenzione dei ricercatori perché, grazie a un metabolismo molto lento, è capace di garantire il proprio fabbisogno di cibo con soli tre pasti all'anno. E si è scoperto che la sua digestione è finemente regolata dall'enzima exendin-4, rilasciato dalle sue ghiandole salivari. Ma questo enzima presenta alcune caratteristiche di regolazione del glucosio molto simili a quelle che ha un ormone umano, il Glp-1. Da qui all'idea di sfruttare le speciali caratteristiche della saliva del Gila Monster il passo è stato breve.

I ricercatori della Lilly hanno creato in laboratorio una molecola avente alcune caratteristiche dell'exendin-4, che potrebbe diventare fondamentale nel trattamento del diabete di tipo 2, quello non insulinodipendente, il più diffuso (nel 90-95% dei soggetti diabetici).
Questa molecola, chiamata exenatide, ha superato gli studi di fase 3 e oggi a Monaco sono stati presentati i risultati di una sperimentazione condotta per 30 settimane su 1.400 pazienti scelti tra coloro che non riuscivano più a ottenere un controllo adeguato della glicemia (quantità di zucchero nel sangue) con le terapie orali e che non erano ancora mai ricorsi all'insulina.
I dati, presentati a Monaco da John Buse, diabetologo dell'Università del North Carolina, hanno dimostrato che exenatide abbassa significativamente i livelli medi di glicemia misurati col test dell'HbA1C, noto anche come test dell'emoglobina glicosilata. Secondo la federazione internazionale del diabete, il valore di questo test non deve superare il 6,5%, condizione per ridurre il rischio delle complicanze (cecita, gangrena, ictus, insufficienza renale).

La sperimentazione è stata condotta in particolare con tre studi, che hanno visto exenatide in associazione con altri due antidiabetici (cioè quei farmaci con i quali i pazienti non riuscivano più a controllare adeguatamente la glicemia): con metformina, con sulfonilurea e con entrambi. I dati più promettenti sono risultati quelli riguardanti exenatide con metformina. In particolare, in questo studio, il 46% dei 336 pazienti considerati (partiti tutti con emoglobina glicosilata all'8%, sono passati a valori tra il 7 e il 6,2%, con una riduzione dell'1,8%. E queste riduzioni significative sono state accompagnate da una riduzione di peso corporeo tra 2,5 e anche 4,5. Non solo, Buse ha affermato che un ulteriore studio clinico incrociato ha dimostrato che exenatide ripristina il funzionamento delle cellule beta che hanno il compito di tenere sotto controllo il glucosio nel sangue stimolando la secrezione di insulina. Quanto agli effetti collaterali (nausea e moderata ipoglicemia), sembra siano a livelli trascurabili, anche se gli esperti si riservano di studiarli ancora.

Una particolare caratteristica di questo farmaco (oggi all'attenzione della FDA, l'agenzia americana del farmaco, e solo l'anno prossimo, si pensa, approderà all'EMEA, l'ente di controllo europeo) è stata rilevata da Aldo Galluzzo, professore di Endocrinologia all'Università di Palermo: «Exenatide - ha detto il medico palermitano - rimane inattivo fino al momento in cui la glicemia è nella norma e inizia a esplicare la sua azione solo quando i livelli di glicemia aumentano. Questa sua azione permette dunque di ridurre anche i cosiddetti picchi glicemici post prandiali. Una caratteristica che non hanno i tradizionali ipoglicemizzanti orali».
 

 

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ultimo aggiornamento domenica 27 giugno 2010 12.48.49
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