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Gli
egizi credevano nella vita dopo la morte e ciò poneva un problema
importante: il corpo è destinato a svanire. Entrano, quindi, in gioco gli
imbalsamatori veri professionisti della morte che cercavano di restituire
al defunto le fattezze di quando era vivo, modellandolo dall'interno con
bende di lino o resina, oppure coprendogli il viso con una maschera.La
fase cruciale della mummificazione è rappresentata dall'immersione del
cadavere per quaranta giorni nel Natron, una miscela naturale di sali dal
forte potere disidratante. Il Natron provocava la rapida essiccazione del
corpo arrestando il processo di decomposizione. Dopo il trattamento con il
Natron la pelle secca veniva spalmata con oli profumati e sostanze
emollienti per ammorbidirla. E finalmente si arrivava alla fase della
fasciatura, un processo molto complicato che impiegava diverse centinaia
di metri quadri di lino. la
Macchina del tempo, novembre 2002, Isabella Vergara, Illustrazioni
Francesca
D'Ottavi |