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Obesità
pediatrica e sindrome metabolica
21 marzo 2007 (Congresso Medico) – La rivista
Advances in Pediatrics
ha recentemente pubblicato una lunga e dettagliata revisione dedicata al
rapporto tra obesità infantile e sindrome metabolica, curata dai Dott.
Dennis J. Chia e Bruce A. Boston (Portland, Oregon; USA).
L’obesità è attualmente
considerata come uno dei più gravi problemi sanitari del ventunesimo
secolo, e molte indagini epidemiologiche hanno documentato, a partire
dal 1960, un importante incremento nella sua incidenza tra la
popolazione infantile e adolescenziale dei paesi occidentali. Tali
soggetti presentano un rischio elevato di divenire degli adulti obesi,
esposti, come tali, alle gravi conseguenze generali di questa
condizione.
La spesa attuale per
l’obesità nei minori ha raggiunto i 127 milioni di dollari statunitensi
annui, mentre i costi (diretti e indiretti) legati all’obesità della
popolazione generale vengono stimati attorno ai 117 miliardi di dollari.
Stando alle proiezioni attuali, presto l’obesità supererà il tabacco
quale causa principale di mortalità prevenibile; inoltre, a dispetto dei
molti progressi compiuti dalle tecnologie sanitarie, le previsioni
indicano che la generazione attuale sarà la prima ad avere
un’aspettativa di vita inferiore a quella che l’ha preceduta.
A fronte di questi
dilemmi non esistono ancora soluzioni appropriate, ma fortunatamente sta
aumentando la consapevolezza della gravità del problema tra i medici, le
autorità politico-sanitarie e la popolazione. Sebbene sia lecito
attendersi ulteriori progressi dalla ricerca farmacologica, la
modificazione dello stile di vita resta la soluzione più ovvia e
associata ai benefici maggiori.
Il lavoro dei Dott.
Chia e Boston riprende in analisi le cause (genetiche e ambientali) e la
fisiopatologia dell’obesità infantile, la definizione stessa di malattia
presso questa popolazione (che si basa su valori percentili calcolati su
curve di popolazione, piuttosto che su livelli assoluti di BMI, come
avviene per gli adulti), le conseguenze cliniche e le possibilità
terapeutiche.
Adv Pediatr. 2006; 53:23-53
FONTE : www.aemmedi.it
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