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Diabete mellito gestazionale
DEFINIZIONE, INDIVIDUAZIONE E DIAGNOSI

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AMERICAN DIABETES ASSOCIATION
ESTRATTODA DIABETES CARE, VOL. 26, JANUARY 2003,
SUPPLEMENT 1
ALLEGATOA DIABETES
CARE ED. ITALIANA, NUMERO 15, MAGGIO 2003
Traduzione:
Giovanna Mannino
Impaginazione: Barbara Labate
Supervisione
testi a cura del Gruppo di Studio Diabete e Gravidanza |
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DEFINIZIONE
INDIVIDUAZIONE E DIAGNOSI
CONSIDERAZIONI
OSTETRICHE E PERINATALI
STRATEGIE
TERAPEUTICHE DURANTE LA GRAVIDANZA
CONSIDERAZIONI
TERAPEUTICHE A LUNGO TERMINE
BIBLIOGRAFIA
Definizione
(Menu)
Diabete mellito gestazionale (GDM) si
definisce qualsiasi grado di intolleranza al glucosio con insorgenza o
primo riconoscimento in corso di gravidanza(1). La definizione si
applica sia
che sia trattato con insulina o con
modificazione del regime alimentare, sia che persista o meno dopo la
gravidanza. Essa non esclude la possibilità che l’intolleranza al
glucosio non riconosciuta sia insorta prima della gravidanza o
contemporaneamente ad essa. Approssimativamente il 7% di tutte
le gravidanze è complicato da GDM,
cioè più di 200.000 casi l’anno. La prevalenza può andare dall’1 al 14%
di tutte le gravidanze e dipende dallanpopolazione oggetto di studio e
dai test diagnostici impiegati.
Individuazione e diagnosi
(Menu)
La valutazione del rischio di GDM
dovrebbe essere fatta alla prima visita prenatale. Le donne con
caratteristiche cliniche ad alto rischio di GDM (obesità marcata, storia
personale di GDM, glicosuria
o forte familiarità per diabete)
dovrebbero essere sottoposte a test glicemici (vedi sotto) appena
possibile. Se non viene riscontrato un GDM, lo screening dovrebbe essere
nuovamente
eseguito fra la 24° e la 28°
settimana di gestazione. Le donne a rischio medio dovrebbero essere
sottoposte a screening fra la 24° e la 28° settimana. La condizione di
basso rischio non richiede
test glicemici, ma questa categoria è
limitata a quelle donne che soddisfano tutte le seguenti
caratteristiche: Età < 25 anni Peso normale prima della gravidanza
Appartenenza a un gruppo etnico con bassa prevalenza di GDM Nessun
parente di 1° grado con diabete noto Nessun precedente di anormale
tolleranza al glucosio Nessuna precedente di eventi ostetrici negativi
Un valore di glicemia plasmatica a
digiuno > 126 mg/dl (7.0 mmol/l) o casuale > 200 mg/dl (11.1 mmol/l)
costituisce il livello soglia per la diagnosi di diabete, se confermato
in un altro giorno e non necessita di test da carico. In assenza di
iperglicemia di questa entità, lo screening del GDM in donne
con caratteristiche di rischio medio
o alto dovrebbe seguire uno dei due approcci qui di seguito indicati:
Approccio in una fase:
Esecuzione di un test diagnostico di tolleranza al glucosio orale (OGTT),
senza precedente dosaggio della glicemia plasmatici o sierica.
Quest’approccio può essere conveniente dal punto di vista economico in
pazienti o popolazioni ad alto rischio (come alcuni gruppi di
nativi americani).
Approccio in due fasi: E s e c
u z i o n e di uno screening iniziale mediante misurazione della
glicemia plasmatica o sierica 1 h dopo carico con 50 g di glucosio orale
(test glicemico da carico [GCT]) e di un OGTT diagnostico nel
sottogruppo di donne che superano il v a l o re soglia della glicemia al
GCT.
Quando si impiega quest’approccio, il
valore soglia di glicemia > 140 mg/dl (7.8 mmol/l) identifica
approssimativamente l’80% di donne con GDM e quello > 130 mg/dl (7.2
mmol/l) ne identifica il 90%.
Con entrambi gli approcci la diagnosi
di GDM si basa sull’OGTT. I criteri diagnostici per l’OGTT con 100 g
sono tratti dal lavoro originale di O’- Sullivan e Mahan, sono stati
modificatida Carpenter e Coustan e sono illustrati nella tabella 1. In
alternativa, la diagnosi può essere fatta mediante un carico
con 75 g di glucosio e i valori
soglia per glicemia a digiuno, a 1 h e a 2h sono indicati in tabella 2;
tuttavia questo test non è stato sufficientemente validato per la
individuazione di neonati e madri ad alto rischio, mentre lo è stato l’OGTT
con 100 g.
Tabella 1 –
Diagnosi di GDM con un carico di 100 g di glucosio orale
mg/dl
mmol/l
Adigiuno
95
5.3
1 h
180
10.0
2
h 155
8.6
3 h
140
7.8
Tabella 2 – Diagnosi di GDM con
un carico di 75 g di glucosio orale
mg/dl mmol/l
Adigiuno
95 5.3
1 h
180
10.0
2 h
155
8.6
CONSIDERAZIONI
OSTETRICHE E PERINATALI
(Menu)
La presenza di iperglicemia a digiuno
(> 105 mg/dl o > 5.8 mmol/l) può essere associata ad aumento di
rischio di morte fetale intrauterina
nel c o r s o delle ultime 4-8 settimane di gestazione. Sebbene il GDM
non complicato con iperglicemia a digiuno modesta non sia stato
associato ad aumentata mortalità perinatale, comunque il GDM di
qualsiasi gravità aumenta il rischio di macrosomia fetale.
Il GDM può essere anche complicato da
ipoglicemia neonatale, ittero, policitemia e ipocalcemia. Esso è
associato ad aumentata frequenza di disordini ipertensivi nella madre e
di parto cesareo..Quest’ultima complicanza può e s s e re dovuta ad
alterazioni della crescita del feto e/o a variazioni della gestione
ostetrica, dipendenti dal fatto che la madre ha un GDM.
Considerazioni a lungo termine
Le donne con GDM sono a maggior
rischio per sviluppo di diabete, solitamente di tipo 2, dopo la
gravidanza. Obesità e altri fattori associati all’insulino- resistenza
sembrano aumentare tale rischio, mentre eventuali markers di
autoimmunità diretta verso le cellule insulari pancreatiche sono
associati
ad aumentato rischio di diabete di
tipo 1. I nati da madri con GDM sono adaumentato rischio di obesità,
intolleranza al glucosio e diabete in tarda adolescenza o in età adulta.
STRATEGIE
TERAPEUTICHE DURANTE LA GRAVIDANZA
(Menu)
Monitoraggio
La sorveglianza metabolica materna
dovrebbe essere diretta all’individuazione di un’iperglicemia tale da
aumentare i rischi per il feto. L’automonitoraggio giornaliero della
glicemia (SMBG) sembra essere superiore al monitoraggio periodico della
glicemia plasmatica eseguito in laboratorio.Esistono alcune evidenze che
indicano che nelle donne insulinotrattate il monitoraggio postprandiale
è superiore a quello eseguito prima del pasto. Tuttavia il successo di
entrambi gli approcci dipende dai target glicemici prefissati e
raggiunti.
È stato dimostrato che un’attività
fisica moderata riduce le concentrazioni glicemiche in donne con
GDM. Sebbene si attendano studi
clinici rigorosi sull’impatto dell’attivitàfisica sulle complicanze
neonatali,gli effetti benefici della riduzione della glicemia
autorizzano la raccomandazione, a donne senza controindicazioni mediche
od ostetriche, di iniziare o continuare un programma di attività fisica
moderata nell’ambito del trattamento del GDM.
Il GDM non è di per sé indicazione
di parto cesareo o di parto prima del completamento di 38 settimane di
gestazione. Il prolungamento della gestazione oltre le 38 settimane
aumenta
il rischio di macrosomia fetale senza
ridurre quello di taglio cesareo; pertanto si raccomanda il parto
nel corso della 38° settimana, a meno
che considerazioni di ordine ostetrico non prescrivano diversamente.
L’allattamento al seno, come
sempre, dovrebbe essere incoraggiato in donne con GDM.
CONSIDERAZIONI
TERAPEUTICHE A LUNGO TERMINE
(Menu)
Lo stato glicemico materno
dovrebbe essere nuovamente classificato entro 6 settimane dal parto, in
base alle linee guida del “Report of the Export Committee on the
Diagnosis and Classification of Diabetes Mellitus” Se dopo il parto i
valori glicemici sono normali, nuove valutazioni
della glicemia dovrebbero essere
eseguite a intervalli non superiori a 3 anni. Le donne con IFG o IGT nel
periodo postpartum dovre b b e ro essere sottoposte a test per diabete
ogni anno;queste pazienti dovrebbero ricevere MNT intensiva ed eseguire
un programma di attività fisica individualizzata,
perché sono ad alto rischio per
sviluppo di diabete. Tutte le pazienti con GDM pregresso dovrebbero
ricevere istru z i o n i sulle modificazioni dello stile di vita atte a
ridurre l’insulino-resistenza, in
p a r t i c o l a re il mantenimento
di un peso corporeo normale attraverso MNT e attività fisica. I farmaci
che peggiorano l’insulino-resistenza (ad esempio glucocorticoidi e acido
nicotinico) dov
re b b e ro essere evitati. Alle
pazienti dovrebbe essere consigliato di rivolgersi al medico se
sviluppano sintomi indicativi d’iperglicemia. L’ e d u c a z i one delle
pazienti dovrebbe anche comprendere la pianificazione familiare, per
assicurare una situazione glicemica ottimale sin dall’inizio di
qualsiasi gravidanza successiva. I
contraccettivi orali estro - p ro g e s t i n i c i a basso dosaggio
possono essere usati dalle donne con storia pregressa di GDM, se non
esistono altre controindicazioni.
La prole di donne con GDM dovrebbe
essere strettamente contro l l a t a per il rischio di sviluppare
obesità e/o anomalie della tolleranza al glucosio.
Bibliografia
(Menu)
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