|
Il
controllo dell’iperglicemia postprandiale
Evidenze sempre crescenti
suggeriscono che lo stato metabolico postprandiale sia un fattore
rilevante per lo sviluppo dell’aterosclerosi. Nel diabete, la fase
postprandiale è caratterizzata da un rapido e notevole incremento dei
livelli glicemici, e la possibilità che i picchi iperglicemici
postprandiali possano essere importanti per l’insorgenza di complicanze
cardiovascolari ha recentemente ricevuto una grande attenzione. Sia
studi di tipo epidemiologico che studi preliminari di intervento hanno
mostrato che l’iperglicemia postprandiale è un fattore di rischio
diretto ed indipendente per la malattia cardiovascolare. La maggior
parte di fattori di rischio cardiovascolari sono alterati durante la
fase postprandiale del paziente diabetico, ed influenzati direttamente
da un picco acuto di incremento glicemico. La sola glicemia basale e
l’HbA1c non sono in grado di descrivere a sufficienza il
disordine glicemico presente nel diabete ed il suo impatto sulla
malattia cardiovascolare. In aggiunta a tali fattori, è stata
recentemente valutata con attenzione la relazione esistente tra la
glicemia postprandiale e gli eventi riconducibili alla patologia
cardiovascolare. Il livello di glicemia 2 ore dopo un carico orale di
glucosio è un predittore molto sensibile e potente di rischio
cardiovascolare. L’acquisizione che l’iperglicemia postprandiale abbia
un effetto diretto e dannoso sul sistema cardiovascolare, richiede, come
minimo, un legame tra l’iperglicemia acuta e uno o più fattori di
rischio per la malattia cardiovascolare. La maggior parte dei fattori di
rischio infatti sono influenzati direttamente da un incremento acuto
della glicemia nei soggetti diabetici e vengono modificati nella fase
postprandiale. L’ossidazione delle lipoproteine a bassa densità (LDL) è
correlata al controllo metabolico, ed è stato dimostrato come nei
diabetici di tipo 2 dopo un pasto l’ossidazione delle LDL aumenti e che
tale fenomeno è in strettissima correlazione con il grado
dell’iperglicemia. I livelli della glicemia postprandiale (PPG)
contribuiscono in larga misura a determinare il valore della e HbA1c
per pasti specifici. Alcune prove indicano che i livelli di glucosio
dopo un pasto siano indicatori migliori del controllo metabolico
rispetto alla glicemia basale: un buon numero di studi suggeriscono che
la glicemia postprandium possa rappresentare un indice del controllo
glicemico nettamente migliore della glicemia a digiuno o prima di un
pasto. È importante sapere che lo stato metabolico postprandiale può
aumentare il rischio cardiovascolare grazie al simultaneo incremento dei
lipidi, in particolare dei trigliceridi. Nuove prospettive nella
gestione del diabete di tipo 2, la crescente consapevolezza dell’impotanza
della PPG nel controllo globale del compenso metabolico ha condotto alla
raccomandazione che il monitoraggio della PPG debba essere parte
integrante della cura routinaria del diabete, dal momento che la
malattia dei pazienti potrebbe non essere adeguatamente controllata se
il monitoraggio fosse limitato alla sola HbA1c ed alla
glicemia basale. Modificazioni del comportameto di vita quotidiano,
incluso il monitoraggio della glicemia capillare, ed un’alimentazione
appropriata, oltre all’esercizio fisico, sono le componenti essenziali
per raggiungere un soddisfacente controllo glicemico. Il bilanciamento
dell’apporto dei carboidrati nell’arco dell’intera giornata è infatti
una strategia importante per controllare l’iperglicemia postprandiale.
Estratto da articolo di M.Comaschi ,Antonio Cervello
Da
Aggiornamento e Formazione in Diabetologia e Malattie Metaboliche
AMD ,SIMG |