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LA
CATASTROFE ANABOLICA: L’OBESITA’

L’obesità è una
patologia dovuta ad un eccesso di tessuto adiposo e la cui patogenesi è
solitamente dovuta ad una alterazione dell’assunzione e/o
dell’utilizzazione dei depositi di nutrienti. È la prima malattia del
benessere, che si manifesta in seguito all’occidentalizzazione e si
ritiene dovuta ai cambiamenti delle abitudini alimentari ( in senso
qualitativo e quantitativo), cui vanno incontro le popolazioni che si
modernizzano o che si trasferiscono in società industrializzate. Il
rapporto col cibo si è radicalmente modificato, da una condizione in cui
l’essere umano mangia per sopravvivere ad una dove l’alimentazione
diventa momento sociale e di aggregazione importante tanto da poter dire
che alcuni vivono per mangiare. L’attuale alimentazione oltre ad essere
caratterizzata dall’aumento dell’introito calorico, che supera quindi le
esigenze energetiche dell’individuo, molto spesso non è equilibrata, con
modificazione della percentuale di costituenti alimentari. Privilegia
infatti i lipidi (che danno senso di sazietà nonostante le 9 Kcal/g), le
proteine, gli zuccheri semplici, con riduzione drastica delle fibre
alimentari, dovuta alla riduzione dell’assunzione di frutta e verdura.
Nelle società primitive o povere l’obesità molto spesso veniva , e
viene, identificata con il benessere. In alcune regioni dell’Africa
orientali, per esempio, le ragazze, dopo la pubertà, vengono recluse in
apposite capanne ed iperalimentate per diventare obese. La
consapevolezza dell’aumentato rischio di patologie legate all’obesità ad
una maggiore importanza dell’aspetto estetico ha di fatto modificato la
posizione attuale rispetto al mantenimento di un adeguato peso corporeo,
che viene controllato soprattutto dagli individui appartenenti ai ceti
abbienti. Un altro aspetto che non bisogna trascurare è il cambiamento
delle abitudini di vita, con una drastica riduzione dell’attività
fisica, conseguenza delle comodità dovute all’high tech. Oggi si sa che
il paziente obeso presenta un aumentato rischio di ammalare di varie
patologie. Si sa che è molto difficile da curare e che, per ottenere una
riduzione di peso permanente, oltre a seguire una dieta rigidamente
ipocalorica, è necessario il sostegno di altre figure professionali
quali lo psicologo o addirittura lo psichiatra, praticare attività
sportiva, talvolta interventi di resezione addominale importanti. La
perita di un numero notevole di chili può anche determinare problemi
estetici importanti.
IL
PESO NORMALE
È difficile
stabilire qual è il peso normale. Il termine “peso ideale” è stato
utilizzato dalle compagnie di assicurazione (soprattutto americane) per
indicare il peso misurato tra i 25 ed i 29 anni, al quale corrisponde,
negli anni successivi, una minore mortalità. Il peso normale (e
ottimale) per un individuo sano viene attualmente considerato “il peso
ideale” (corretto per sesso, età e costituzione) +- 10%. Esistono varie
formule che consentono di ricavare il peso ideale di un soggetto:
formula di Lorentz, di Romeo ecc. parliamo di soprappeso quando il peso
reale è superiore al 10% (fino al 20% ) rispetto al peso ideale , di9
obesità quando il peso reale supera del 20 % il peso ideale. Esistono
poi vari gradi di obesità: lieve, media, grave. Naturalmente l’aumento
del peso è dovuto ad un “intake calorico” superiore alle necessità
dell’organismo per un periodo di tempo prolungato. Tra le aptologie
alcune sono correlate alle importanti influenze metaboliche e ormonali
determinate dall’aumento del tessuto adiposo, si presentano associate e
generalmente chiamate “sindrome plurimetabolica o sindrome X o ancora
sindrome di Reaven”.
FUNZIONE DEL TESSUTO ADIPOSO
Come è noto la
funzione fisiologica del tessuto adiposo è quella di depositare (dopo i
pasti) e di metabolizzare energia (durante il digiuno o in condizioni di
aumentata richiesta). Tale proprietà era importante soprattutto in
periodi in cui riserve di cibo scarseggiavano o non erano stabili, i
soggetti portatori di genotipo risparmiatore (thrifty genotype) erano in
grado di conservare energia per affrontare periodi di carestia. Nelle
società occidentalizzate tale vantaggio è inutile, ma, essendo
conservata la capacità risparmiatrice, l’eccessivo introito calorico può
portare ad un eccessivo accumulo di adipe in gran parte responsabile
della sindrome plurimetabolica, di cui il diabete mellito tipo 2
rappresenta la manifestazione più frequente. La percentuale di tessuto
adiposo nell’organismo e la sua distribuzione dipende dal sesso (5% nel
maschio, 15% nella femmina). Nell’organo adiposo distinguiamo inoltre il
tessuto adiposo bruno (Bat) e il tessuto adiposo bianco (Wat). Il BAT
utilizza i lipidi per produrre calore (termogenesi), il WAT ha invece la
funzione di accumulare molecole di alto contenuto energetico e funzione
endocrina importante. Il WAT ancora può essere sottocutaneo oppure
viscerale. Nell’uomo la deposizione tende ad essere più viscerale che
sottocutanea ed è accompagnata ad aumentato rischio di incidenti
cardiovascolari. L’adiposità femminile ha una distribuzione tipicamente
“a pera”, quindi con disposizione a livello dei glutei, cosce e fianchi,
mentre nei maschi la deposizione e “ a mela” fondamentalmente sopra
ombelicale. I due tipi di grasso hanno un metabolismo ed una risposta
agli ormoni molto differente (Fig 1). Nel determinare il tipo di
adiposità è cruciale il periodo in cui si instaura l’obesità. Infatti
l’obesità iperplastica (con aumento del numero di cellule) si instaura
durante il periodo infantile, con picchi differenti nel primo decennio
di vita, rende difficile controllare il peso nell’età adulta. L’obesità
ipertrofica, che consiste in un aumento delle dimensioni dell’adipocita,
dovuta all’infarcimento di trigliceridi, è caratterizzata dall’adiposità
che si instaura nell’età adulta. La distribuzione regionale del tessuto
adiposo dipende da diversi fattori quali il sesso, la razza, l’influenza
dei vari ormoni. È noto che la quantità ed il tipo di distribuzione
dell’adipe, prevalentemente sottocutanea e localizzata nella metà
inferiore del corpo, sotto caratteristiche sessuali femminili, legate ad
una iniziale iperplasia e probabile successiva ipertrofia del tessuto
adiposo delle regioni glutee, dei fianchi e delle cosce (disposizioni
ginoide, a pera). L’espansione regionale sopra descritta è geneticamente
determinata e si accompagna ad una peculiare sensibilità del tessuto
adiposo di questi distretti all’azione liposintetica e antilipolitica
degli ormoni sessuali femminili e soprattutto dell’insulina. Nell’uomo
invece la deposizione di adipe è prevalentemente al disopra della vita,
è costituita prevalentemente da grasso viscerale con una disposizione
aneroide o “ a mela”, questo tessuto adiposo è molto sensibile
all’azione lipolitica degli ormoni controregolatori, mentre risponde
molto meno all’attività sintetica dell’insulina (Fig 2). Un eccesso di
questo grasso corrisponde4 quindi all’aumento dell’attività lipolitica,
con afflusso di acidi grassi nel circolo portale con conseguente aumento
della sintesi dei trgliceridi (VLDL) ed induzione della via
gluconeogenetica. Già da sole queste modificazioni favoriscono
l’iperglicemia e l’alterazione dell’assetto lipidico in senso
proflogogeno quindi un aumentato rischio di patologia cardiovascolare (Fig
3). La distribuzione “ a Mela” oltre ad essere caratteristico del sesso
maschile è presente nella donna dopo la menopausa e, spesso, nella donna
affetta da diabete T2.
Estratto da articolo di
Barbara Batetta
Docente DUI, Dipartimento di Scienze Biomediche e Biotecnologiche –
Cagliari
salute &…..periodico di informazione formazione ,anno x |