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L’AUTOCONTROLLO DOMICILIARE DELLA GLICEMIA

Che gli elevati livelli glicemici
costituiscano il principale fattore di rischio per la successiva
comparsa delle complicanze croniche, in particolare di quelle
cardiovascolari, non v’è più alcuna ombra di dubbio. Studi prospettici,
quali il DCCT nei diabetici tipo 1 e l’ UKPDS in quelli di tipo 2, lo
hanno ormai dimostrato in modo incontestabile. Da tale chiara
documentazione deriva pertanto il dato che per una efficace prevenzione,
sia essa primaria che secondaria, delle complicanze tardive, sia micro
che macrovascolari, è assolutamente indispensabile mantenere sotto
stretto controllo i valori glicemici. A tal fine assume particolare
importanza il monitoraggio continuo del compenso metabolico attraverso
la valutazione periodica degli indici che meglio lo esprimono: lHbA1c e
la glicemia. La Emoglobina Glicata ci fornirà una indicazione
retrospettiva dell’andamento medio delle glicemia relativamente ad un
periodo di circa 6-8 settimane. Un simile parametro pertanto sarà
essenziale non solo per fornire informazioni e sul controllo glicemico
di un lasso di tempo piuttosto lungo ed anche per dare informazioni
sull’eventuale stato di glicazione dei tessuti; ci sarà invece
scarsamente utile per le immediate necessità terapeutiche. A tale scopo
invece diventa essenziale l’autocontrollo domiciliare delle glicemia,
che consentirà di individuare con precisione l’entità e i momenti in cu
si manifesta il cattivo compenso permettendo ai sanitari di individuarne
le cause e di intervenire per correggerle. Ebbene da tempo si protrae
una discussione, di non secondaria importanza, relativamente a quali
dovrebbero essere i tempi più utili, ai fini di una corretta gestione
della malattia diabetica, per il monitoraggio glicemico. Sono cioè più
importanti i valori glicemici postprandiali? I difensori della prima
ipotesi sono quelli, non pochi anche oggi, che consigliano ai propri
pazienti di basare le proprie decisioni sui valori delle glicemia
eseguite prima di ogni pasto e di poter trascurare pertanto la
valutazione delle glicemie a due ore dai pasti. Un tale comportamento
trova ampie giustificazioni sia nella necessità, specie per i diabetici
in trattamento insulinico, di avere dei precisi riferimenti prima di
decidere quanta insulina devono iniettarsi ad ogni pasto, sia anche, in
particolare per i diabetici tipo 2, nel poter fare affidamento sul fatto
che la glicemia a digiuno è un predittore sensibile dei valori glicemici
post-prandiali: nozione questa confermata anche di recente. In questi
ultimi anni però si sono via via accumulate evidenze riguardanti
l’importanza della glicemia post-prandiale per il determinismo del danno
tissutale e quindi delle complicanze croniche. Studi quali di Decode, il
Verona ed il DIS hanno documentato la stretta correlazione tra
iperglicemia post-prandiale, ma anche variabilità glicemica , e comparsa
di complicanze croniche, in particolare cardiovascolari. Proprio tali
evidenze inoltre hanno giustificato l’immissione in commercio di
farmaci, ed insuline, specificamente rivolti alla correzione delle
iperglicemie indotte ai pasti. L’importanza della glicemia
post-prandiale per tali motivi è stata oggetto di un documentato
consenso, sottoscritto dai maggiori esperti nazionali. Ebbene di fronte
a tali evidenze, e alla ampia disponibilità terapeutica, non si può in
alcun modo ignorare il bisogno di conoscere il comportamento del
glucosio plasmatico anche nei periodi più strettamente legati ai pasti.
Per questo un monitoraggio completo del compenso glicemico dovrà
comprendere, oltre alle glicemia preprandiali, anche quelle post. Un
diario corretto pertanto dovrà riportare un profilo glicemico
completo,composto dalle sei ben note glicemia, di cui tre pre e tre
postpasto. Logicamente l‘intensità delle valutazioni , il loro numero e
la loro ripartizione giornaliera , settimanale, o addirittura mensile,
dipenderà strettamente dal tipo di diabete, dalle caratteristiche del
paziente e, non ultimo, dal livello di educazione diabetologica
impartito. Scopo principale di un così stretto
autocontrollo è quello di consentire al diabetico una “autogestione”
della propria malattia. In tal senso l’autocontrollo deve, per essere
eseguito nel modo più corretto possibile, prevedere una adeguata
educazione sanitaria sui vari aspetti della malattia compresi quelli
dell’educazione terapeutica. Per concludere in base alle attuali
conoscenze, al fine di attuare a prevenzione secondaria efficace, il
diabetico, sia esso di tipo 1 che di tipo 2, deve essere educato ad un
autocontrollo glicemico domiciliare mirato alla valutazione delle
glicemia sia pre che postprandiali.
Estratto da articolo di
Domenico Fedele
Direttore scientifico di salute &…..periodico di informazione formazione
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