L'esperta: ''Non è vero
che il latte bollito perde qualità''
Il parere di Laura Pizzoferrato,
ricercatrice dell'Inran. La sicurezza è un vantaggio.
Martina Aureli
L'ordinanza che mette la parola
“fine” alla vicenda del latte crudo non piace agli allevatori.
Nonostante sia stata scongiurata la sospensione della vendita, l'invito
a bollire il latte prima di consumarlo, con l'obbligo di scriverlo a
chiare lettere sulle macchine distributrici ed eventuali bottiglie,
viene ritenuto “pesante e ingiustificato”. C'è chi paragona la decisione
alla scritta delle sigarette “Nuoce gravemente alla salute”.
Secondo molti sostenitori del latte crudo, la bollitura ucciderebbe
tutte le proprietà organolettiche del prodotto, e immaginiamo,
porterebbe l'opinione pubblica a pensare che a quel punto tanto vale
acquistare il tradizionale litro industriale.
Parla un'esperta, ricercatrice
dell'Inran
Ma ci sono altre
“perdite” a rischio con l'alta temperatura? Si rinuncerebbe, in nome
della sicurezza, alle proprietà nutritive e alle caratteristiche di
genuinità che portano ad avvicinarsi a stalle e mucche? Laura
Pizzoferrato, esperta di latte e ricercatrice dell'Inran, l'Istituto
nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione, ci rassicura.
“Con la bollitura si mantengono inalterati tutti i macro nutrienti del
latte, come calcio, proteine, lipidi. È vero che perdiamo gli enzimi
attivi, o le vitamine; ma le proprietà sostanziali rimangono. Per fare
un esempio, il latte bollito non ha la vitamina C, ma è una componente
che l'organismo cattura prevalentemente da frutta e verdura”.
Le proprietà organolettiche del prodotto però scompaiono...
È indiscutibile, gusto e sapore non sono più gli stessi.
Ma quel punto che senso ha acquistare latte crudo?
Si potrebbe fare un discorso economico, dato che il latte acquistato
direttamente dai produttori è meno caro. Ma le differenze con il latte
pastorizzato si assottigliano.
Se poi si vuole una maggiore sicurezza, va tenuto presente che nel latte
crudo i rischi ci possono essere, e se in prima battuta si deve poter
contare su un allevamento pulito e garantito, anche i contenitori e il
trasporto devono offrire standard adeguati.
Dalla Coldiretti ci dicono che la bollitura casalinga a 100° è
eccessiva, considerando che il latte industriale è trattato con una
temperatura tra i 60° e i 70°.
È vero che il procedimento industriale prevede una temperatura inferiore
ai 100°, ma non è assolutamente paragonabile a un trattamento
“casalingo”. Il latte industriale viene trattato con procedimenti
standardizzati e altamente controllati, ma per un cliente normale è
impossibile arrivare a una temperatura perfetta e sempre uguale, perché
le variabili sono troppe, dal tempo sui fornelli all'altezza della
fiamma.
In pochi sanno, ad esempio, che quando il latte straborda dal pentolino
i 100° non sono stati raggiunti, e la “schiuma” non è altro che le
proteine del siero. Per raggiungere la temperatura, si deve abbassare la
fiamma e aspettare qualche minuto.
da www.ilsalvagente.it
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