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IL PEPERONCINO BRUCIA ANCORA

 

SICUREZZA DEI CIBI

Questa spezia, trattata con il colorante cancerogeno Susan 1, finisce in tanti tipi di alimenti. L’allarme è scattato ben 18 mesi fa, eppure ancora oggi continuano ad essere scoperti, e sequestrati, prodotti contaminati.

 

Da ben 18 mesi i sequestri di prodotti alimentari contenenti il colorante cancerogeno Sudan 1 si susseguono in Italia e nel resto d’Europa. A questa situazione di rischio, infatti, non riesce a mettere fine, nonostante gli sforzi degli organi di vigilanza e lo stato di allerta che ormai si può considerare cronico. Il Sudan è un colorante che viene aggiunto in modo fraudolento a partite di peperoncino, per migliorare la conservazione e il colore. Il peperoncino al Sudan viene poi utilizzato nella preparazione industriale di centinaia di prodotti alimentari. Il problema della contaminazione pericolosa ha perciò assunto una dimensione rilevante in tutti i Paesi europei ed ha anche evidenziato, purtroppo, le carenze del sistema di allerta europeo, sistema predisposto dopo la vicenda della “mucca pazza” proprio per ritirare immediatamente dal commercio i prodotti alimentari tossici. Secondo il Ministero della salute, in Italia, nei primi nove mesi del 2004, su 1248 campioni di prodotti alimentari analizzati, ancora 222 (il 18 per cento) sono risultati contenere peperoncino al colorante nocivo. “Attenzione – precisa Paolo Aureli, direttore del Centro Nazionale per Qualità degli Alimenti e per i Rischi Alimentari dell’Istituto Superiore di Sanità – chi ha consumato prodotti con peperoncino contaminato, non corre un rischio immediato. L’allerta, quindi, non riguarda un problema urgente, ma è una questo di salute pubblica su cui è, comunque, doveroso intervenire complessivamente”.

 

 

DOPO SALSE E SUGHI, SOTTO ACCUSA L’OLIO DI PALMA

 

In quali alimenti può essere contenuto il peperoncino al Sudan? Osservando il rapporto del Ministero della Salute relativo alle tipologie di prodotti alimentari sequestrati per contaminazione da Sudan nel 2004, in prima fila si notano: salse, condimenti e sughi, seguiti da confezioni di peperoncino essiccato tritato o polverizzato, con positività variabili dal 20 al 30% dei prodotti analizzati. I valori scendono sotto il 10% per curry, insaccati, pasta, prodotti ittici aromatizzati. Le analisi negli ultimi mesi hanno preso in considerazione anche diversi prodotti etnici importati dall’Africa e molto diffusi in Europa. L’attenzione si è focalizzata sui prodotti e conserve alimentari a base di olio di palma rosso che risultano fortemente contaminati.

 

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ultimo aggiornamento domenica 27 giugno 2010 12.48.49
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