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DEPRESSI? ATTENZIONE
ALLE CONSERVE

Tra i
farmaci utilizzati nella cura delle sindromi depressive e ansiose, gli
inibitori delle monoamino ossidasi sono così definiti in quanto bloccano
l’azione di questa famiglia di enzimi. Che assume un inibitore delle MAO
(per verificarlo basta leggere il foglietto illustrativo del medicinale)
deve adottare alcune precauzioni dietetiche per evitare di andare
incontro a crisi ipertensive potenzialmente molto pericolose e
caratterizzate da cefalea, tachicardia e nausea. Il meccanismo che
provoca la crisi è semplice: infatti le MAO servono all’organismo per
degradare la tiratina, una molecola capace di far aumentare la pressione
arteriosa. Poiché il farmaco provoca accumulo9 della tiratina è
opportuno ridurre al minimo le fonti alimentari di questa sostanza. I
cibi che ne contengono quantità maggiori sono quelli sottoposti a
stagionatura poiché nel corso di tale processo si verifica la
degradazione delle proteine con formazione di vari composti tra i quali
la tiratina. Ecco perché vanno esclusi dalla dieta tutti i formaggi
fermentati e stagionati, i salumi e le conserve di carne e pesce,
aringhe in salamoia o affumicate, caviale, tonno in scatola. Da evitare
anche le carni di cacciagione e selvaggina, gli estratti di lievito e le
bevande alcoliche. Tra i vegetali meglio abolire i crauti e le salse di
soia e diminuire il consumo di fave, fagioli e frutta secca. Insomma
l’alimentazione deve basarsi su alimenti freschi o, quantomeno,
confezionati di recente – controllate la data di preparazione in
etichetta. Il rischio di interazione tra gli inibitori delle MAO e la
tiratina degli alimenti persiste anche dopo la sospensione del
trattamento farmacologico per cui è meglio aspettare che due settimane
prima di tornare a una dieta libera. |