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A COME
……….AFFUMICATI

Conserva, preserva, dà gusto,
l’affumicatura, un procedimento che esiste da secoli e alle latitudini
più diverse, seppure con peculiarità che non consentono facili
generalizzazioni. La prima è quella che riguarda la pericolosità di
questi alimenti, per la loro capacità di raccattare composti incombusti,
potenzialmente cancerogeni. “l’ottanta per cento degli alimenti
affumicati che circolano oggi, e comunque quelli di origine
industriale”, spiega Oliviero Sculati, direttore dell’Unità di
nutrizione dell’Asl di Brescia, “solo alimenti cui viene aggiunti fumo
attraverso iniezioni o soffumenti di “odori” particolari. Non è più –
voglio dire – il tradizionale pezzo appeso alla metà del camino a
raccogliere i fumi della legna che brucia”. Ma non è tutto. “La
vituperata pericolosità dell’affumicatura è sempre stata misurata e
verificata”, prosegue il medico, “su prodotti di fonte nordeuropea: là
l’affumicatura può ancora avvenire in modo pesante”. Certo, il salmone
norvegese arriva anche a noi, ma deve dichiarare in etichetta la
procedura usata: starà a noi scegliere, tenuto comunque conto che
“somministrazioni” occasionali non devono spaventare, neanche in questo
caso. Semmai, l’utilizzo dell’una o dell’altra tipologia di “fumo”,
piuttosto che rappresentare un pericolo per la salute, diventano
un’occasione in più per il palato, se è vero che ad esempio lo speck può
essere “passato” su essenze di mirto, d ginepro, di origano e altro. Il
problema degli alimenti affumicati, semmai, è il loro essere anche dei
cibi ricchi di sale, e dunque di sodio: salatura e fumo hanno in origine
la stessa finalità, la conservazione, e dunque non deve stupire la loro
coesistenza. Sarà un indice di buon senso non eccedere, e magari
utilizzare una porzione di salmone affumicato al posto e non in aggiunta
ad una di prosciutto, crudo, cotto o speck che sia.
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