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COSI’ LA FRITTURA PUO’
ESSERE LEGGERA
Frittelle
soffici e leggere come piume; pesciolini croccanti; verdure dorate.
Soprattutto con il diffondersi della cucina cinese e giapponese, capita
sempre più spesso di mangiare cibi fritti. Ma che dire della linea,
della digestione e del controllo del colesterolo? Di certo una frittura
grondante grassi e “pesante” è sconsigliabile per tutti, perché
sicuramente indigesta e ipercalorica. Di fronte a una fritturina “
leggera”, però, nemmeno i nutrizionisti dicono di no . Ma che cosa fa la
differenza? In buona parte anche la preparazione dell’alimento, con il
diverso tipo di “pastella” che può avvolgerlo. Vediamo perché. La
frittura è un tipo di cottura particolarmente sapiente, che esiste in
ogni cucina del mondo, ma che viene effettuata con metodi differenti, e
con risultati diversi anche a livello di leggerezza e digeribilità. Per
frittura si intende quel tipo di cottura del cibo fatto a piccoli pezzi,
immerso in olio o altri grassi a temperatura elevata. In questo modo la
superficie degli alimenti si disidrata rapidamente, diventa croccante, e
si forma una crosticina dorata. La doratura è determinata da una
reazione chimica che si verifica quando la temperatura dell’olio supera
i 140°C. L’acqua sulla superficie dell’alimento evapora mentre
carboidrati, grassi e proteine del cibo reagiscono fra di loro (reazione
di Maillard) e provocano un imbrunimento superficiale e lo sprigionarsi
di aromi particolari. Il “profumo”, appunto, della frittura. I requisiti
indispensabili per la salvaguardia della linea, della digestione e della
salute in generale ( per chi, ad esempio, deve tenere a bada il
colesterolo) sono questi:
- Il fritto
deve assorbire poco olio, per non sovraccaricarsi di calorie;
- Deve essere
dorato, ma non bruciacchiato, per evitare la formazione di composti
potenzialmente nocivi (acroleina e acrilamide);
- Deve essere
“lieve”.
A questo scopo
conta, come si è detto, anche la “pastella” – a base di farina, acqua o
latte e altri ingredienti – nella quale possono essere immersi gli
alimenti prima di passare alla cottura. La pastella ha la funzione di
proteggere l’alimento rivestito dalle potenziali bruciature provocate
dall’elevata temperatura dei grassi di frittura. In pratica, ne tutela
il valore nutritivo. Ed è la sede delle reazioni chimiche
dell’imbrunimento. Famoso, in Italia, il fritto misto, con pastella
appunto, “alla napoletana”. Ma è nei ristoranti orientali, che in genere
si mangia la frittura più leggera, proprio grazie alla ricetta della
pastella e al tipo di frittura che si vuole ottenere. Mettiamo a
confronto i tipi di preparazione.
A CONFRONTO
LA PASTELLA
DA OCCIDENTE A ORIENTE
All’Italiana
Molto saporita
ma pesante
Gli ingredienti
base sono di solito: farina (gli amidi tendono a irrigidire la pastella
fritta mentre le proteine la ammorbidiscono), uovo (anche più di uno),
latte, burro o olio, lievito di birra. È la più saporita, ma è densa e
ricca di ingredienti, quindi ha molte calorie e proteine. È poco
digeribile, ricca di colesterolo. Oltretutto se ne usa in genere gran
quantità per rivestire i pezzi di cibo.
Alla Cinese
Niente
colesterolo
Gli ingredienti
base sono: acqua, bianco d’uovo montato a neve, farina e maizena,
bicarbonato, sakè. Avvolge l’alimento come una nuvola. In pratica,
consente al cibo all’interno di cuocere come in una camera a vapore,
così resta umido, morbido e conserva intatto il proprio valore
nutritivo. È poco calorica e priva di colesterolo perché in genere non
contiene né tuorlo d’uovo, né latte.
Alla
Giapponese
Pochissime
calorie
È preparata con
acqua ghiacciata o ghiaccio tritato, farina, uovo intero.
Particolarmente liquida, ha il solo scopo do rivestire l’alimento senza
nasconderne la forma originale; viene usata in minime quantità. È ancor
meno calorica della pastella secondo la tradizione cinese; contiene
colesterolo, ma è di grandissima digeribilità.
TUTTE LE REGOLE PER UNA
FRITTURA LEGGERA
Per una frittura meno calorica e più digeribile è importante sapere che:
-
Pastella,
impanatura, infarinatura assorbono più olio se la temperatura non è
abbastanza alta. Così aumentano le calorie e si riduce la
digeribilità.
-
Attenzione a
non esagerare. Verso i 200 gradi, gli oli iniziano a fumare, il cibo
brucia e si possono formare sostanze indesiderabili.
-
La temperatura
dell’olio può essere tenuta controllata con un termometro a
immersione o immergendovi un pezzetto di pane o di patata. Quando
sfrigola e diventa dorato, la temperatura è quella giusta.
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Gli oli più
adatti per friggere sono quello extravergine di oliva, di arachidi,
che hanno un elevato punto di fumo. Adatto anche l’olio di soia. Non
contengono colesterolo e sono poveri di acidi grassi saturi.
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Il grasso
migliore per friggere è, però, lo strutto. Viene assorbito
pochissimo dai cibi perché, a contatto con gli alimenti, tende a
solidificare. Di conseguenza la frittura può risultare meno
calorica. Lo strutto però ha un contenuto molto elevato di acidi
grassi saturi e colesterolo.
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Il burro
chiarificato è più adatto per friggere del burro tal quale perché
quest’ultimo cuoce a temperature più basse e viene assorbito in
maggiore quantità dagli alimenti che si caricano di acidi grassi
saturi e colesterolo. Il burro chiarificato si ottiene facendo
sciogliere il burro su fiamma dolce. Poi si lascia raffreddare e
solidificare. Sotto il grasso resta, separata, una parte di acqua
contenente proteine inadatte per la frittura.
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La quantità di
olio deve essere elevata rispetto al volume dei cibi da cuocere, in
modo che la sua temperatura non si abbassi troppo in seguito
all’immersione degli alimenti.
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L’olio può
essere riutilizzato per tre, quattro fritture successive, senza
rischi per la salute, purchè lo si filtri per liberarlo dei
pezzettini bruciacchiati che possono contenere sostanze
potenzialmente nocive. In realtà l’olio frigge meglio alla seconda e
terza frittura perché vi si formano nuove sostanze chimiche che
aumentano la sua capacità di condurre il calore.
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