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LA
SITUAZIONE ATTUALE DEI TRAPIANTI DI INSULE IN EUROPA
Di
Christian Toso, MD, Zoltan Mathe, MD, e Jose Oberholzer, MD, del Programma
di Trapianti di Insule del Professor Philippe Morel dell'Università di
Ginevra, in Svizzera.
A
Cura di Daniela D'Onofrio
DONAZIONE
DI ORGANI E DISPONIBILITA' di PANCREAS in EUROPA
I
trapianti dipendono quasi esclusivamente dalla donazione generosa di
organi, tessuti e cellule prelevati da cadaveri. In certe situazioni è
possibile la donazione da soggetto vivente, ma nella pratica clinica ciò
è quasi del tutto limitato ai trapianti di reni, fegato e midollo osseo.
Si sta cercando in tanti modi di implementare la donazione da cadavere.
Questi sforzi sono condotti principalmente da organizzazioni quali Euro
Transplant, Etablissement Francais des Greffres, NITp e Swiss Transplant.
La
percentuale di donazione di organi varia da un paese all'altro a seconda
delle politiche locali. Nell'anno 2000, la Spagna è stata la prima
nazione al mondo con 34 donatori per milione di abitanti. Questo risultato
potrebbe essere stato determinato da:
-
L'applicazione del principio del "consenso presunto" alla
donazione da parte del soggetto che non abbia in vita espresso un parere
contrario.
-
Il rimborso dei costi di espianto all'ospedale.
Il
principio del "consenso presunto" è ora stato esteso ad altre
nazioni incluse: Austria, Belgio, Ungheria, Lussemburgo, Slovenia e
Svezia, mentre la Germania, l'Olanda e altre chiedono il "consenso
informato" dalla famiglia prima di prelevare gli organi. Questo
requisito di "consenso informato" potrebbe, in parte, spiegare
il basso numero di ogani donati in Germania e Olanda, rispettivamente 12 e
13 donatori per milione di abitanti nel 2000.
Nel
1994, per aumentare la donazione di organi in tutto il mondo,
fu costituito, da parte di tre organizzazioni internazionali sui
trapianti ( Eurotransplant International Foundation, Organizacion Nacional
de Transplantes di Spagna e la Partnership for Organ donation degli USA) il Donor
Action program (www.DonorAction.org).
Il
Gruppo di Lavoro della Donor Action raccoglie i migliori risultati provenienti da tutto il mondo in materia
di donazione e li traduce in esaurienti pacchetti contenenti
lineeguida, risorse e metodi
di formazione rivolti alle Unità di Cura Intensiva affinchè sviluppino
un approccio sistematico che porti all'aumento
del numero di donazioni.
In
Europa non esiste l'obbligo per gli ospedali di chiedere gli organi o i
tessuti quando si sia in presenza di una morte cerebrale, quindi il
personale medico deve essere sensibilizzato ad identificare i donatori
potenziali e a sollevare il problema quando se ne presenti l'occasione.
Alla metà del 2000, 26 autorizzazioni al programma della Donor Action
erano state rilasciate in 17 paesi, tra cui Spagna, Olanda, Regno Unito,
Belgio, Francia, Germania, Svizzera, Finlandia, Svezia, Austria, Ungheria,
Polonia, Canada e Australia. Lo scopo di questo programma è di informare
la popolazione sui benefici e sul bisogno della donazione di organi, e di
chiedere alle persone di portare con sé una "carta del
donatore", oltre ad informare i parenti circa la propria intenzione
di donare dopo la morte.
Al
contrario che negli USA, dove i costi di espianto sono molto alti, non ci
sono altri costi , a parte il trasporto, in Europa. Per questo motivo, in
Europa, i laboratori che si occupano di insule hanno un accesso
relativamente più facile ai pancreas per ottenere delle insule da
trapiantare. Molti nefrologi in Europa, non informano i loro pazienti
diabetici sulla possibilità di ottenere un trapianto di pancreas e
contemporaneamente, c'è scarsa informazione a riguardo. Dal 1° gennaio
al 3 ottobre 2000, negli USA sono stati registrati 1031 trapianti di
pancreas dall'International Pancreas Transplant Registry; nello stesso
periodo, solo 162 trapianti di pancreas sono stati effettuati al di fuori
degli USA (la maggior parte in Europa). In Francia, ad esempio, dove quasi
1000 pancreas si rendono disponibili ogni anno, vengono effettuati meno di
100 trapianti di pancreas. Queste circostanze spiegano la disponibilità
di pancreas da cui isolare le insule in Europa, l'alto livello di attività
nel campo dei trapianti di insule, e, relativamente agli USA, la minore
incidenza di trapianti di pancreas.
I
NETWORKS EUROPEI per il TRAPIANTO di INSULE
Il
processo di isolamento delle insule umane richiede macchinari tecnici
specializzati e non è ancora una procedura standardizzata. Più che mai,
il successo nell'isolamento di insule in termini di numeri e di qualità
delle insule isolate da un pancreas dipende da chi effettua l'isolamento.
Per migliorare le capacità dei singoli laboratori, e per aumentare il
pool di donatori e di riceventi con migliori caratteristiche di
compatibilità immunologica, alcuni centri stanno collaborando mediante
networks. Il primo network ad essere stato creato è stato il consorzio
Franco-Svizzero "Groupe de Recherche Rhin Rhone Alpes Genève pour la
transplantation d'Ilots de Langerhans (GRAGIL). Il GRAGIL raggruppa gli
Ospedali delle Università di Besancon, Ginevra, Grenoble, Lyon e
Strasburgo ed è stato recentemente ampliato, includendo Dijon e
Marsiglia. I pancreas trattati in questi centri sono mandati a Ginevra,
dove le insule vengono isolate dall'organo e poi ritornano ai centri per
il trapianto.
Il
trasporto e il processo di isolamento delle insule impiega circa 6 ore. I
risultati dei trapianti di insule condotti dal GRAGIL, dopo un anno, sono
gli stessi di quelli ottenuti dai singoli centri. Nei prossimi 3 anni
saranno trapiantati circa 40 pazienti all'interno del GRAGIL. Il network
del GRAGIL è supportato dal Ministero della Sanità Francese, dalla Fondazione Nazionale Svizzera per la Ricerca, e
dall'industria. Al momento, i costi dei pazienti sono sostenuti da
sovvenzioni alla ricerca o dalle assicurazioni.
Sul
modello del GRAGIL, è stato creato ora in UK il Diabetes UK Islet
Transplantation Consortium (Diabetes UKITC) che è composto da ricercatori
interessato e/o coinvolti nella ricerca sulle insule in UK.
I
RISULTATI DEI CENTRI EUROPEI PIU' ATTIVI
I
tre centri europei più attivi nell'eseguire trapianti di insule sono
stati Giessen, Milano e Ginevra. Comunque, molti altri centri hanno
offerto trapianti di insule ai diabetici, come Lille, Nantes (Francia),
Oxford e Leicester (UK).
Fino
a poco tempo fa', i trapianti di insule erano riservati a quei pazienti
diabetici che dovessero sottoporsi a trapianto di rene. Questo perché,
visto che questi pazienti dovevano comunque sottoporsi a terapia
immunosoppressiva per prevenire il rigetto del rene trapiantato, il
trapianto di insule rappresentava solo un piccolo rischio aggiuntivo.
Secondo
l'ultimo report dell'International Islet Registry sui trapianti di insule,
eseguiti simultaneamente o dopo un trapianto di rene dal 1990 al 1997, la
funzionalità delle insule (c-peptide 3
0,5ng/ml) è stata raggiunta per più di un mese nel 68% dei
trapiantati e l'insulinoindipendenza nel 14%. Durante questo periodo, la
maggior parte dei trapianti di insule è stata poi seguita da una terapia
immunosoppressiva, che prevedeva steroidi (cortisone). Gli steroidi sono
efficaci per prevenire il rigetto, ma hanno un elevato effetto diabetogeno,
infatti è noto che aumentino i livelli di glicemia nel sangue. Questo
spiegherebbe, in parte, la bassa percentuale di insulinoindipendenza
nonostante la buona funzionalità delle insule.
Nell'anno
2000, il Dr Shapiro dell'Università di Edmonton, nell'Alberta, Canada, ha
pubblicato risultati straordinari ottenuti in una serie di trapianti di
sole insule eseguiti su pazienti diabetici di tipo 1, che avevano una
funzionalità renale normale.
L'insulinoindipendenza
è stata raggiunta in tutti i sette pazienti per un periodo di almeno un
anno dopo il trapianto.
A
seguito di questo esperimento, la maggior parte dei centri ha modificato i
propri protocolli, seguendo le indicazioni del gruppo di Edmonton ed
eliminando gli steroidi dalla terapia immunosoppressiva. Questa nuova
terapia è stata possibile dopo l'introduzione del Sirolimus (RapamuneO'),
un nuovo e potente immunosoppressore. Senza steroidi, gli effetti
collaterali sono accettabili anche per quei pazienti che non necessitino
anche di un trapianto di rene.
Naturalmente,
questi risultati devono essere confermati anche da altri centri, prima che
questo approccio possa essere esteso a un numero maggiore di diabetici.
Secondo
un protocollo proposto dal gruppo di Lille (F) le insule vengono iniettate
immediatamente dopo essere state isolate. A seconda del peso corporeo del
trapiantato e del numero di insule isolate da ogni pancreas, potrebbe
essere necessaria una seconda o una terza iniezione di insule prelevate da
donatori addizionali onde trapiantare la quantità di insule sufficiente a
raggiungere l'insulinoindipendenza.
Questo
protocollo per il trapianto di sole insule in pazienti non in
insufficienza renale, viene ora investigato da uno studio internazionale
eseguito in più centri sotto la direzione dell'Immune Tolerance Network (www.immunetolerance.com).
I tre centri europei che stanno partecipando a questo trial sono: Giessen,
Milano e Ginevra. E' previsto che vengano effettuati quattro trapianti in
ogni centro. Con una varietà di modificazioni nella terapia
immunosoppressiva, il protocollo di Edmonton è usato ora in molti altri
centri (incluso il network Franco-Svizzero GRAGIL) per trapianti di insule
eseguiti dopo, o contemporaneamente al trapianto di rene.
Studi
recenti confermano la validità di questi trapianti per i diabetici di
tipo 1, che abbiano un controllo metabolico instabile. Le insule
trapiantate, che funzionino pienamente, o persino parzialmente, possono
normalizzare il metabolismo proteinico e lipidico,
cosa che dimostrerebbe l'importanza delle insule nel controllo
metabolico generale e implicherebbe che le insule potrebbero ridurre
l'impatto delle complicanze del lungo periodo. Lo scorso gennaio 2001,
Fiorina ha presentato le prime prove che dimostrerebbero che le insule
trapiantate possono svolgere degli effetti benefici sulle complicanze
cardiovascolari.
Approcci
alternativi potenziali ai trapianti di insule: ricerche in corso.
E'
ovvio che la domanda di trapianti di insule ecceda enormemente l'attuale
disponibilità di tessuti umani. Inoltre, i rischi potenziali delle
attuali terapie immunosoppressive, limitano i trapianti di insule a quei
pazienti che abbiano un diabete scompensato (frequenti episodi di ipo o
iperglicemie) e/o con complicanze diabetiche in rapida progressione, nei
quali i benefici potenziali, superino decisamente i rischi.
La ricerca ora si sta indirizzando verso procedure alternative per ovviare
alla scarsità delle donazioni e per ridurre la necessità dell'uso degli
immunosoppressori.
Questo
include la creazione di linee di cellule beta pancreatiche che producano
insulina, la differenziazione delle cellule duttali e staminali in cellule
beta, l'immunoisolamento (incapsulazione delle insule), e lo xenotrapianto
(il trapianto di cellule di origine animale).
Neogenesi
delle cellule, linee di cellule beta produttrici di insulina, cellule
staminali.
Una
linea di cellule beta umane potrebbe fornire cellule produttrici di
insulina in modo illimitato. Uno dei maggiori ostacoli a questa procedura
è che le cellule beta sono difficili da tenere in vita e non crescono in
una coltura.
Vari
gruppi negli USA e in Europa stanno
cercando di creare una linea di cellule beta introducendo dei geni dentro
cellule beta umane adulte per farle moltiplicare (proliferare). La grande
difficoltà, durante la proliferazione delle cellule, è preservare la
capacità, unica delle cellule beta, di produrre insulina a seconda del
livello di glucosio.
Anche
le cellule duttali pancreatiche sono candidate a creare una linea di
cellule da usarsi nei trapianti di insule. Il gruppo di ricerca di Lille
(F) ha precisato che, sotto condizioni di coltura specifiche, alcune
cellule del dotto pancreatico hanno la capacità di differenziarsi in
cellule produttrici insulina.
Le
cellule staminali embrionali mostrano la capacità di differenziarsi , se
coltivate, in una molteplicità di linee cellulari. Recentemente, un
gruppo spagnolo dell'Università di Alicante, ha ottenuto una linea di
cellule umane produttrici di insulina da cellule staminali embrionali di
topo che normalizzerebbero la glicemia se trapiantate in topi diabetici.
Oltre a considerazioni etiche, l'uso di cellule staminali embrionali umane
deve affrontare anche vari problemi di carattere legale e politico. Ad
esempio, in Francia, gli esperimenti che coinvolgano cellule embrionali
sono vietati. Mentre in Inghilterra è legale usare queste cellule
staminali embrionali. Comunque, 8 su 15 Paesi della Comunità Europea
non hanno alcuna legislazione in proposito. In occasione del World
Congress of the Transplantation Society (Roma 1999), il Papa Giovanni
Paolo II si è proclamato a favore della donazione di organi e dei
trapianti, ma contro ogni ricerca sugli embrioni o sulle cellule
embrionali. Quindi, il discorso sulle cellule staminali embrionali resta
decisamente controverso.
In
ogni caso, le linee di cellule bio-ingegnerizzate, una volta che siano
pronte ad essere trapiantate,
possono essere soggette a rigetto. Il gruppo di B. Thorens di Losanna,
Svizzera, sta cercando di aumentare la resistenza delle cellule beta
all'attacco del sistema immunitario. Ha sviluppato una linea di cellule
produttrici di insulina di topo (beta TC-tet), che è stata modificata al
fine di sopravvivere alle condizioni difficili che le cellule incontrano,
una volta trapiantate, come l'ipossia, l'alta densità cellulare, e
l'esposizione a stimoli infiammatori.
Immunoisolamento,
o incapsulazione.
Premessa
all' incapsulazione è il fatto che le cellule che producono insulina
isolate in un ambiente artificiale possono essere protette dal meccanismo
distruttivo del sistema immunitario che le ospita. I maggiori problemi
ancora da superare nell'incapsulazione
sono:
-
Selezione di una fonte illimitata di cellule beta
-
Prevenzione della morte della cellula all'interno dei dispositivi
di incapsulazione (a causa del poco ossigeno e nutrimento)
-
Selezione di un materiale biocompatibile
-
Induzione all' immunotolleranza
La
micro-incapsulazione sembra essere la tecnica più promettente per l'immunoisolamento.
Le insule, circondate da una membrana artificiale, che funge da barriera, ma che è
selettivamente permeabile, possono rilasciare insulina e rispondere allo
stimolo del glucosio. I bio-materiali più usati sono alginati con una
membrana esterna di polilisina o, a volte, di poli-metilene guanidina. Per
ora, la maggior parte dei gruppi di ricerca che lavorano nel campo dell'incapsulazione,
hanno ottenuto l'insulinoindipendenza in modelli animali, piccoli o grandi
dopo aver iniettato insule incapsulate all'interno della cavità
addominale. Dato che nella cavità addominale c'è una scarsa disponibilità
di ossigeno e di nutrimento, e dato che il rilascio di insulina dalla
cavità peritoneale è lento, gli studiosi stanno verificando la
possibilità di iniettare queste microcapsule nella vena porta del fegato.
Nel
Nord America la tecnologia dell'incapsulazione è sviluppata dalle
industrie, mentre in Europa sta avendo luogo a livelli accademici, e
principalmente nei centri di: Losanna e Ginevra in Svizzera, Groningen in
Olanda, Main in Germania e Strasburgo in Francia.
Xenotrapianti
delle insule
Il
successo nel campo degli xenotrapianti, i trapianti di tessuti o di organi
da animali verso uomini, potrebbe garantire una fonte alternativa di
insule. Il candidato principale, come fonte di organi, è il maiale, in
quanto è anatomicamente e fisiologicamente vicino agli uomini. La prima
serie di dieci xenotrapianti di cellule fetali di maiale su umani è stata
eseguita a Stoccolma all'inizio degli anni '90. La funzionalità delle
insule era stata transitoria.
I
tessuti e le cellule xenotrapiantate provocano un attacco massiccio da
parte del sistema immunitario del trapiantato. Nel caso di organi
xenotrapiantati , anticorpi umani preformati causano un immediato e grave
rigetto (rigetto iperacuto) che può distruggere le cellule trapiantate
entro pochi minuti o poche ore.
Le
insule di origine animale potrebbero invece essere meno sensibili al
rigetto, perchè le insule vengono separate dai vasi del donatore durante
l'isolamento. Per diminuire la reazione contro i tessuti del maiale, si
stanno compiendo sforzi per integrare
geni umani all'interno degli animali donatori.
Se
lo xenotrapianto dovesse diventare una fonte possibile di cellule per i
trapianti umani, bisognerà superare le
preoccupazioni etiche e il rischio di trasmissione di malattie
infettive agli uomini. La trasmissione di retovirus endogeni suini è
stata dimostrata da linee cellulari e da linfociti suini verso cellule
umane in vitro. La recente infezione di encefalopatia spongiforme bovina
(malattia della mucca pazza) delle mucche
in Europa e dell'afta epizootica potrebbero aumentare la paura del
pubblico verso lo xenotrapianto.
Questi
problemi però devono essere controbilanciati dal fatto che nessuno dei
160 pazienti trattati con procedure, che coinvolgessero organi di maiale,
ha sviluppato un'infezione.
In
alcuni paesi europei è legale condurre studi clinici sugli xenotrapianti.
In Svizzera (secondo il referendum del 7 febbraio 1999), nessuno studio
clinico riguardante xenotrapianti potrebbe essere legalmente compiuto se
non preventivamente autorizzato da un comitato etico. Le controversie
attuali sullo xenotrapianto devono essere superate prima che insule
estratte da maiali possano essere trapiantati in pazienti diabetici. Un
gruppo di lavoro del Consiglio d'Europa sta attualmente presentando delle
lineeguida su questo argomento.
Conclusioni
Il
principio del trapianto di insule è stato dimostrato. Attualmente, vari
centri in tutto il mondo offrono il trapianto di insule ad un numero
circoscritto di pazienti. Nonostante gli immunosoppressori siano ancora
necessari per prevenire il rigetto e la ricomparsa del diabete, un
trapianto di insule può aiutare quelli con un diabete di tipo 1
instabile. Per il momento, i diabetici con un buon controllo metabolico
non dovrebbero prendere in considerazione il trapianto di insule a causa
dei rischi di malattia derivanti da tessuti umani estranei e dalla terapia
immunosoppressiva. Per queste persone dobbiamo trovare una soluzione per
evitare il bisogno di immunosoppressori; e, per tutti i malati, dobbiamo
creare una fonte illimitata di cellule capaci di produrre insulina. |