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RISULTATI PRELIMINARI DEL TRIAL
CLINICO SULLE
ISOLE DELL’ITN
Di Cheryl Johnston, Managing
Editor dell’Insulin-FreeTIMES
E’ stato definito uno studio che rimarra’ un punto
di riferimento nei trapianti di isole.
Per i tanti medici, infermieri, e personale
amministrativo che ci lavorano giornalmente e’ un lavoro monumentale di
raccolta dati, coordinamento di protocolli, standardizzazione delle
procedure, isolamento di isole, analisi di follow-up e, piu’ importante di
tutto, trovare il sistema di far avanzare la procedura.
I partecipanti lo vedono come la “possibilita’” di
vivere una vita piu’ “normale”, libera dagli effetti debilitanti
dell’ipoglicemia. E per le persone diabetiche che nel mondo regolarmente
devono controllare la loro glicemia e che si iniettano insulina e’ la
speranza di un domani senza insulina.
Lo studio e’ il Trial dell’Immune Tolerance Network
(ITN) del Protocollo di Edmonton sui trapianti di isole, che include 36
pazienti e 10 centri clinici in 5 nazioni. Il Trial dell’ITN e’ lo studio
piu’ grande, su larga scala, fin qui compiuto sui trapianti di isole.
Il Dr Shapiro, il Direttore del Programma di
Trapianti di isole dell’Universita’ di Edmonton, nell’Alberta il
principale studioso dell’ITN definisce il coordinamento di questo trial
mulricentrico internazionale “uno sforzo molto stimolante”.
Ed aggiunge: “Siamo estremamente fortunati ad avere
il coinvolgimento determinante dei principali co-investigatori, il Dr
Camillo Ricordi, Direttore Scientifico del Diabetes Research Institute di
Miami e il Dr Bernhard Hering, Direttore del Programma di Trapianti di
isole dell’Universita’ del Minnesota.
Il Trial multicentrico segue il Protocollo di
Edmonton sviluppato dal Team delle isole dell’Universita’ di Edmonton in
Alberta , che ha raggiunto un’insulinoindipendenza stabile in 7 trapianti
di isole consecutivi (New England Journal of medicine, June 2000).
Ad oggi, piu’ dell’80% delle persone che hanno
ricevuto un trapianto di isole all’Universita’ di Edmonton, nell’Alberta
restano insulinoindipendenti ad un anno e il 75% resta
insulinoindipendente oltre 3 anni.
Lo studio dell’ITN si propone di verificare se il
successo di Edmonton puo’ essere replicato in scala piu’ ampia, in altri
centri clinici.
RISULTATI PRELIMINARI
I risultati preliminari dello studio multicentrico
dell’ITN, che e’ cominciato nel febbraio 2000 e sara’ completato alla fine
del 2003 (con un minimo di 2 anni di follow-up dei partecipanti) sono
stati annunciati a giugno 2003.
Il risultato, secondo l’annuncio dell’ITN, e’ che il
Protocollo di Edmonton puo’ effetivamente essere replicato con successo in
altri centri clinici.
Dei 23 partecipanti che hanno completato il trial,
12 sono attualmente insulinoindipendenti (alcuni per circa un anno), con
una percentuale preliminare di successo del 52%.
Risultati decisamente migliori sono stati ottenuti
dai 3 centri clinici con maggiore esperienza, che hanno comunicato che
oltre il 90% dei loro pazienti hanno raggiunto l’insulinoindipendenza.
STATO DEI 36 PARTECIPANTI AL TRIAL MULTICENTRICO
DELL’ITN SULLE ISOLE
12
ATTUALMENTE INSULINOINDIPENDENTI.
2
RITIRATI VOLONTORIAMENTE A CAUSA DEGLI EFFETTI COLLATERALI DEGLI
IMMUNOSOPPRESSORI.
3
SOTTOPOSTI A 3 TRAPIANTI OGNUNO (IL NUMERO MASSIMO PREVISTO), MA
NON HANNO ANCORA RAGGIUNTO L’INSULINOINDIPENDENZA. E’ POSSIBILE CHE
QUALCUNO O TUTTI POSSANO ANCORA RAGGIUNGERE L’INSULINOINDIPENDENZA.
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IL PRIMO TRAPIANTO E’ FALLITO, QUINDI NON SONO ELEGIBILI AD
ULTERIORI INFUSIONI.
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NON HANNO ANCORA COMPLETATO LA PROCEDURA DI TRAPIANTO.
MIGLIORATI MA NON ANCORA LIBERI
DALL’INSULINA
Sedici dei partecipanti non sono attualmente liberi
dall’insulina, ma hanno migliorato la funzionalita’ delle isole e possono
ancora potenzialmente divenire insulinoindipendenti.
Tre persone di questo gruppo hanno completato il
ciclo massimo di tre trapianti e potrebbero ancora divenire
insulinoindipendenti con isole addizionali. Nonostante questi ancora
richiedano insulina, l’ITN dichiara che queste sedici persone “continuano
a mostrare una buona funzionalita’ delle isole, verificabile con un
fabbisogno insulinico ridotto e un numero minore di episodi ipoglicemici”.
Qundi stanno meglio di quando lo studio e’
cominciato, ma non hanno raggiunto l’obiettivo di essere liberi dalla
terapia insulinica.
TERMINANDO IL PROTOCOLLO PRIMA
Sei dei 23 partecipanti sono stati meno fortunati: I
loro primi trapianti sono falliti, quindi non sono stati ammessi ai 2
trapianti addizionali che, secondo il Protocollo possono essere utilizzati
solo come supplemento di un innesto iniziale funzionante, sebbene
parzialmente.
Non c’e’ stata una spiegazione chiara perche’ questi
trapianti siano falliti.
“In alcuni casi i medici non sono stati in grado di
raggiungere livelli di immunosoppressione adeguati a prevenire il rigetto
e in altri le isole non hanno prodotto sufficiente insulina dopo il
trapianto”.
I due partecipanti che si sono ritirati
volontariamente dallo studio lo hanno fatto per gli effetti collaterali
dei medicinali, specificamente per delle ulcere nella bocca. Queste
ulcerazioni possono essere solo fastidiose, ma possono essere anche
estremamente dolorose, fino a minare la qualita’ della vita e impedire di
mangiare. I due partecipanti che si sono ritirati non hanno presentato
peraltro alcun effetto collaterale in seguito alla procedura e continuano
la terapia insulinica come prima di iniziare il trial dell’ITN.
Il Protocollo di Edmonton e’ basato su una terapia
immunosoppressiva non steroidea, che utilizza Sirolimus (Rapamune),
Tacrolimus (FK506 o Prograf) e Daclizimab (Zenapax). “Edmonton e’ un
inizio”, spiega il Dr Shapiro. “Sono il primo a dire che non e’ la fine.
Dobbiamo continuare a migliorare cio’ che stiamo facendo.”
L’ITN comincera’ nei prossimi mesi due trials
addizionali in centri clinici unici che sperimenteranno stavolta terapie
immunotolleranti nel breve periodo che si crede possano offrire mezzi piu’
sicuri e immunologicamente piu’ mirati per prevenire il rigetto nel
trapianto.
NUMERI DI PROCEDURE
I riceventi le isole nelo studio dell’ITN sul
Protocollo di Edmonton non possono ricevere piu’ di 3 trapianti per
minimizzare il rischio di “sensibilizzarsi”.
La sensibilizzazione avviene quando un paziente
sviluppa un alto livello di anticorpi, che rende piu’ probabile che il suo
sistema immunitario attacchi e distrugga sostanze estranee.
Ad esempio, una persona con zero anticorpi e’ piu’
probabile che tolleri un trapianto senza rigettare, pittosto che una
persona con un alto livello di anticorpi.
Piu’ alto e’ il livello degli anticorpi, piu’
difficile diventa ricevere un trapianto senza rischiare un rigetto.
Una sensibilizzazione completa esporrebbe la persona
ad un alto rischio di insuccesso nel caso di un trapianto, anche futuro,
di isole, pancreas o rene.
Lo scopo dello studio dell’ITN e’ raggiungere l’insulinoindipendenza
con un massimo di tre trapianti di isole su una persona, in modo costante
e stabile, per almeno un anno usando il pancreas di un unico donatore.
La tavola sottostante mostra il numero di trapianti
di isole effettuati su ognuno dei 12 riceventi le isole dello studio dell’ITN
che sono attualmente insulinoindipendenti.
In media, ogni ricevente divenuto
insulinindipendente, ha avuto bisogno di 1,6 pancreas. Questo e’ molto
incoraggiante in vista del fatto che c’erano piu’ centri clinici coinvolti
ognuno con un livelo differente di conoscenza delle tecniche di isolamento
e di preparazione di isole.
Ci sono state differenze nelle percentuali di
successo tra i centri partecipanti al trial.
L’ITN dichiara: “Risultati decisamente mgliori sono
stati ottenuti nei 3 centri clinici piu’ esperti che hanno ottenuto l’insulinoindipendenza
nel 90% dei pazienti e che hanno richiesto un numero minore di trapianti
per ottenerla. Gli investigatori ritengono che questo “fattore di
esperienza” sia particolarmente importante nelle procedure relative alla
preparazione delle isole”
Nel trial dell’ITN, i centri hanno seguito lo stesso
protocollo, e lavorato insieme per condividere le loro esperienze e
migliorare le tecniche.
Come spiega il Dr Shapiro, “Quando si tratta di
trapianti di isole, l’esperienza e la tecnica sono importanti. E’ come una
ricetta, in cui ogni ingrediente e istruzione devono essere seguiti alla
lettera. Ci vuole abilita’ nel separare le isole, nella gestione del
paziente, nel mantenere i livelli dei medicinali nel range terapeutico pur
prevenendo il rigetto.”
Per migliorare le competenze di tutti i centri, i
centri di Edmonton, Miami e Minnesota hanno promosso dei corsi di
Isolamento di Insule Umane e di Educazione (HIITE: Human Islet Isolation &
Training Education) per medici provenienti da tutti i centri.
Il prossimo si terra’ a Miami nel novembre 2003.
Per maggiori informazioni, vedi la pagina “updates”
su
www.IsletService.org
Numero di trapianti
Numero Totale numero di
per
paziente
pazienti trapianti
Uno
5 5
Due
6 12
Tre
1 3
Totale
12 20
Nota: 3 partecipanti hanno avuto 3 trapianti, ma non
sono ancora insulinoindipendenti
I PARTECIPANTI
L’ITN ha ricevuto piu’ di 2000 richieste da persone
che volevano partecipare allo studio. E’ stato condotto un processo di
selezione molto rigoroso usando gli stessi criteri di selezione per tutti
i centri partecipanti.
Generalmente i parametri sono stati:
-
Sindrome della perdita dei sintomi dell’ipoglicemia.
-
Normale funzionalita’ renale.
-
Peso corporeo inferiore a 70 kg (154.32 pounds) per le donne e
inferiore a 75 kg ( 165.35 pounds) per gli uomini.
-
Eta’ maggiore di 18 inferiore ai 65 anni.
I partecipanti a trial di questo genere sono
coraggiosi.
Recentemente, il Dr Shapiro ha commentato su
Diabetes Station: “I nostri coraggiosi pazienti sono quelli cui va il
merito maggiore. Noi non abbiamo potuto promettere loro nulla all’inizio,
ed essi si sono accollati tutti i rischi e hanno riposto in noi tutta la
loro fiducia e speranza. Sono indubbiamente una grande parte nel nostro
team.”
I rischi per i riceventi, fa notare il dr Shapiro,
sono legati alla procedura del trapianto stessa, ai medicinali, e al fatto
che c’e’ ancora molto di sconosciuto sugli effetti nel lungo periodo.
Detto questo, il trial ha riportato che c’e’ stato
un caso di emorragia al fegato, per cui e’ stata necessaria una
trasfusione. Non ci sono stati decessi o altri seri problemi legati all’immunosoppressione
come cancro, linfoma o citomegalovirus (CMV).
I singoli candidati devono valutare i rischi
dell’ipoglicemia grave rispetto alla procedura e ai rischi immunologici
del trapianto di isole. Su questa base, il trapianto di isole e’
“un’opzione molto attraente”, dice il Dr Shapiro e aggiunge “In questi
giorni, se sei un chirurgo e ti pungi con un ago usato da qualcuno con
l’HIV, le tue probabilita’ di sopravvivere sono certamente maggiori che se
facendo l’analisi delle urine ti scopri diabetico”.
GUARDANDO OLTRE EDMONTON
Attualmente l’unica fonte di isole trapiantabili
sono le cellule umane ricavate dai pancreas donati. Ci sono circa 3500
pancreas donati utilizzabili ogni anno negli USA.
1500 sono usati per il trapianto di organo in toto,
gli altri 2000 circa sono lasciati alle isole.
Il sistema di donazione negli USA e’ attualmente
strutturato in modo insufficiente per i trapianti di isole. Non appena
diventeranno una procedura piu’ sicura e maggiormente accettata, i
candidati in lista d’attesa per ricevere un trapianto di isole avranno le
stesse possibilita’ dei candidati al trapianto di pancreas intero.
Il trial dell’ITN sul Protocollo di Edmonton “ci fa
fare un passo avanti per considerare il trapianto di isole una terapia
standard” dice il Dr Shapiro.
“Gia’ ad Edmonton, un trapianto di isole “standard”
e’ diventato routine e speriamo che presto questo sia possibile in tutti
gli altri centri del mondo”.
Indubbiamente il Governo dell’Alberta ha
riconosciuto il trapianto di isole quale “terapia standard” per pazienti
selezionati con diabete tipo 1 ed ora provvede a finanziare e incoraggiare
la parte clinica, non di ricerca, del programma dell’Universita’
dell’Alberta.
Il trial dell’ITN finira’ verso la fine del 2003, ma
il lavoro non si concludera’ qui.
C’e’ ancora molto da fare e molti che dovranno fare.
Come dice il Dr Shapiro, “Non ci guardiamo indietro, non guardiamo in
basso. Guardiamo alle sfide che ci aspettano. Abbiamo ancora un lungo
cammino da percorrere.”
“In un certo senso la comunita’ dei ricercatori e’
gia’ “oltre-Edmonton”, ha detto il principale co-investigatore, il Dr
Bernhard Hering.
“Edmonton rimane un successo eccezionale e un punto
di riferimento, ma contemporaneamente cominciamo a muoverci per rispondere
alle domande pendenti. Il trial multicentrico ci aiutera’ a trovare le
risposte.”
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