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Bulimia & Psiche

"Cara bulimia,
in tuo onore si sprecano, nell’ordine: siti internet, programmi
televisivi in prima serata, opinioni di opinionisti opinabili, lacrime
di pentimento post-abbuffata. Eppure sono convinta che nessuno abbia
ancora colto la tua essenza. In tutto questo trovo che ci sia un senso
di inafferrabilità".
Somiglia a quel
senso di impotenza che si prova davanti a un evento distruttivo, dove
abbiamo chiarissimo il senso della nostra pochezza, della nostra
incapacità. Che è un’incapacità di capire prima ancora che di gestire.
E' come il panico.
Evito di entrare
nel ginepraio delle definizioni, che di certo non aiuta le persone.
Piuttosto mi avvalgo, e desidero condividere, di una serie di
riflessioni nate dal contatto quotidiano con i pazienti che presentano
questo disturbo. Che cosa c’è dietro la definizione di bulimia? Qual è
la natura di questa “cosa” ingovernabile?
La causa prima
della bulimia, a mio avviso, è un profondo senso di tristezza. I
bulimici sono tristissimi. A differenza degli anoressici, che presentano
spesso un quadro di mancanza di autostima, i bulimici hanno
consapevolezza delle loro capacità e abilità intellettive. Pur tuttavia
il loro quotidiano è velato d’amaro. Una sorta di infelicità di base che
impregna tutto.
Trovo che sia
errato trattare “tecnicamente” insieme questi disturbi: anoressia e
bulimia hanno radici certamente diverse, anche se capita di vedere che,
in alcuni soggetti, si vicariano l’un l’altra. Nell’anoressia c’è una
mancanza di struttura interna (autostima), nella bulimia è la struttura
esterna che manca. Una struttura fatta di amore, di un compagno di vita,
di affetto condiviso, di sessualità ben espressa. Un network di
relazioni solide. In buona sostanza il bulimico non di sente amato.
L’anoressico non si ama, è diverso.
Anche se non è
sempre vero, spesso i bulimici si presentano in sovrappeso. A tale
proposito arrivano in studio con una richiesta ufficiale, che consiste
nel reclamare, per l’appunto, una dieta efficace. Una dieta che
(finalmente!!) li faccia dimagrire. Eppure loro lo sanno perfettamente
che non c’è dieta che tenga. Lo sanno a memoria che non dipende dalla
dieta, ne avranno collaudate almeno cento…..eppure tutte le volte ci
riprovano. Quindi?
Che cosa
vogliono realmente queste persone? Che cosa ci stanno chiedendo? Cosa
c’è dietro questa domanda, sacrosanta, di dimagramento? C’è una
richiesta disperata d’aiuto relativa ad un bisogno incommensurabile
d’amore. Se noi diamo loro, banalmente, una dieta, li aiutiamo ad
affondare sempre di più nel baratro in cui si sono infilati, abilmente,
da soli. Eppure, la dieta ce l’hanno chiesta loro….
La necessità, che hanno
queste persone, di raccontare il proprio bisogno disperato d’amore è
enorme. Ma poi capita che, non trovando le parole per esprimere questa
necessità primaria, finiscano col chiederti una dieta. Sta alla nostra
abilità interrompere (con coraggio, aggiungo) il circolo vizioso
dell’ennesimo karakiri.
E allora si
tratta di iniziare un percorso, certamente con molte curve, dove, con
scienza e coscienza, si guida il paziente ad esprimere le proprie reali
necessità. Se gli diamo questa opportunità lui si aprirà ed esprimerà,
finalmente, tutti i bisogni che non ha mai osato manifestare (e qualora,
in passato, lo avesse già fatto qualcuno, di certo, lo ha
abbondantemente zittito). Se lo guideremo con saggezza saremo testimoni
di una rinascita.
Il bulimico è
una persona con un bisogno profondissimo d’amore, di relazioni fedeli su
cui poter contare. La mancanza di questo terreno sicuro gli farà vivere
un senso di sprofondamento che lo spingerà sempre più in basso. E alla
fine il suo mondo si ridurrà a una buca di solitudine: unica compagnia,
il cibo.
Se la guardiamo
da questo punto di vista troviamo, finalmente, la logica che governa lo
stato di bulimia. E se abbiamo il coraggio di continuare ad osservare
con attenzione il fenomeno, troveremo di certo anche gli strumenti per
aiutare le persone a cercare, nella giusta direzione, l’oggetto dei
propri desideri. Che consiste nell’avere il coraggio di chiedere amore.
Di chiederlo con forza, nel giusto modo e nella direzione corretta. Il
cibo non servirà più.
Dott.ssa Fabiola Menon
Da
www.fabiolamenon.it
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